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Lunedì, 28 Novembre 2022
I dati

L'Italia è il Paese europeo con più morti per resistenza agli antibiotici

Lo rivela uno studio dell'Ecdc: oltre 50mila vittime tra il 2016 e il 2020. Preoccupa anche l'aumento delle infezioni invasive

Oltre 50mila morti in cinque anni. Una media di 10mila all'anno. Numeri che fanno dell'Italia il Paese europeo con più morti in assoluto attribuibili a batteri resistenti agli antibiotici. O, detto altrimenti, causati dall'abuso di antibiotici da parte dell'uomo sia in campo medico, sia nel settore zootecnico. È quanto emerge da un rapporto dell'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che si basa sui dati dal 2016 al 2020.

Secondo tali dati, in Europa (Ue e spazio economico europeo) si registrano ogni anno 35mila decessi per infezioni resistenti agli antibiotici. Di questi, quasi un terzo solo nel Belpaese. Guardando al rapporto tra morti e popolazione, solo la Grecia supera l'Italia, con 20 decessi ogni 100mila abitanti a fronte dei 19 del nostro Paese. Italia e Grecia, insieme a Romania, sono anche gli Stati che hanno a che fare con il maggior numero di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici sulla popolazione.

L'Ecdc segnala che il fenomeno è purtroppo ancora in crescita, nonostante i tentativi dell'Unione europea di porre un freno all'abuso di antibiotici. La resistenza antimicrobica rappresenta uno dei maggiori rischi per la salute umana ed è una delle 3 principali minacce per la salute, che sono state individuate dall'Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (Hera) della Commissione e richiedono misure di coordinamento a livello dell'Ue", scrive la Commissione europea. "Le infezioni da resistenza antimicrobica comportano costi supplementari di 1,5 miliardi di euro a carico dei sistemi sanitari e perdite di produttività nell'Ue", aggiunge Bruxelles.

Secondo un sondaggio Eurobarometro, la metà degli europei ritiene ancora, erroneamente, che gli antibiotici uccidano i virus. Solo 3 europei su 10, poi, sanno che l'uso non necessario di antibiotici li rende inefficaci, che l'assunzione di antibiotici dovrebbe cessare solo una volta completato l'intero ciclo di cura, o che sono inefficaci contro i raffreddori. L'aspetto positivo dell'indagine è che è deminuita la percentuale di persono che hanno assunto antibiotici nel corso dell'ultimo anno (23%), la percentuale più bassa dal 2009. "Occorre però fare molto di più", ammette la Commissione, che sottolinea la "necessità di affrontare la resistenza antimicrobica attraverso un approccio 'One Health' che riconosca l'interconnessione tra la salute umana, la salute animale e l'ambiente". Quest'anno nell'Ue sono entrate in vigore nuove norme che, pur garantendo "la continuità dell'efficacia degli antimicrobici essenziali nella medicina umana, ne vietano l'uso nella medicina veterinaria", ricorda Bruxelles.

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