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Sabato, 2 Dicembre 2023
Lo scontro

"Niente limiti all'intelligenza artificiale": Italia, Germania e Francia bloccano la legge Ue

Il Parlamento europeo chiede norme rigide di trasparenza per i big come ChapGpt. Ma i governi dei tre principali Paesi del blocco temono che queste blocchino lo sviluppo delle imprese di casa

La prima legge europea sull'intelligenza artificiale, che mira a contrastare i rischi connessi allo sviluppo di questa tecnologia, potrebbe finire su un binario morto. "Colpa" dei tre big dell'Unione europea, ossia i governi di Germania, Francia e Italia, per una volta uniti in modo inequivocabile su un obiettivo comune: salvare i modelli più avanzati di IA come Gpt (meglio noto per il suo chatbot ChatGpt) e Bard da rigide regole di trasparenza e controllo da parte di Bruxelles. 

In un documento congiunto, Berlino, Parigi e Roma hanno fatto sapere di non condividere il testo di compromesso su cui sembrano sempre più orientati la Commissione e il Parlamento Ue. Il regolamento, proposto nell'aprile del 2021 dall'esecutivo europeo, mira a creare un quadro legale intorno all'IA ed evitare che si generi un far west su cui intervenire quando la frittata è fatta (o quasi), come successo per esempio con i social media e la disinformazione online. Il Parlamento si è già espresso a favore di regole rigide che coprano tutti i sistemi, compresi quelli considerati a più alto rischio. In particolare, la sua proposta, che trova d'accordo la Commissione Ue, è di introdurre dei requisiti di trasparenza per l'intelligenza artificiale generativa, come Gpt, da rispettare obbligatoriamente, pena sanzioni milionarie. 

Questi requisiti di trasparenza mirano a rendere più chiaro al pubblico cosa si muove all'interno dei cosiddetti "modelli di base", ossia l'infrastruttura da cui si originano i sistemi di IA considerati potenzialmente più pericolosi. Ma per Germania, Francia e Italia, un rigido reticolo normativo rischia di bloccare lo sviluppo di modelli avanzati, frenando la competizione delle imprese europee con il resto del mondo. Al suo posto, i tre principali Paesi dell'Ue propongono forme di autoregolamentazione con la sottoscrizione di impegni e codici di condotta.

Che questo fosse l'orientamento di Berlino, Parigi e Roma lo si era capito già a fine ottobre, in occasione del vertice a tre tra i ministri dell'Economia di Germania e Francia, Robert Habeck e Bruno Le Maire, e il ministro italiano delle Imprese Adolfo Urso. "Sull'intelligenza artificiale, l'Europa non deve nascondersi. Abbiamo imprese valide, forti e sotto molti aspetti più capaci dei giganti tecnologici" di Usa e Cina, aveva detto in quell'occasione Habeck. Le Marie, dal canto suo, aveva suonato il campanello d'allarme: "Gli investimenti di capitale nel 2022" sull'intelligenza artificiale "sono stati di 50 miliardi negli Usa, di 10 miliardi in Cina, e di 5 miliardi in Europa", aveva segnalato il ministro francese. Questo significa che "sulla tecnologia più importante per la nostra civiltà, l'Europa investe dieci volte meno degli Stati Uniti" e la metà di Pechino, aveva aggiunto.

"Vieteremo il riconoscimento facciale"

Per sbloccare gli investimenti anche in Europa, la ricetta del trio è di non spaventare i potenziali giganti con regole troppo stringenti. Ma diversi esperti e la maggior parte del Parlamento Ue sono di diverso avviso, denunciando che la legge sull'IA non può essere forte con i più deboli (ossia i sistemi più piccoli) e debole con i forti. Sarebbe "la legge della giungla", ha avvisato l'informatico canadese Yoshua Bengio, tra le voci di spicco nel settore. Inoltre, anche i fautori di un approccio light come gli Stati Uniti sembrano aver cambiato idea.

La mossa di Germania, Francia e Italia potrebbe rallentare, se non far deragliare del tutto, il regolamento Ue. Gli eurodeputati contavano di chiudere il dossier entro il 6 dicembre, in modo da poterlo votare prima della chiusura della legislatura del maggio 2024. 

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