Martedì, 19 Ottobre 2021
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All'Onu accuse a Italia e Germania: vendono armi a Israele, rischio gravi violazioni dei diritti umani

Istituita una una commissione d'inchiesta per valutare se c'è una "discriminazione e repressione sistematica" dei diritti dei palestinesi con il nostro Paese che ha votato contro. Furia di Tel Aviv: "Vergognoso"

Nel dibattito al Consiglio sui diritti umani dell'Onu, che ha discusso il il recente conflitto tra Israele e Hamas, sono state lanciate accuse contro l'Italia e la Germania per la vendita di armi a Tel Aviv. Negli undici giorni di bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza sono morte 220 persone, di cui 63 bambini, mentre sono 12 le vittime israeliane causare dai lanci di razzi da parte di Hamas. “È inconcepibile che diverse nazioni, inclusi Stati Uniti, Germania e Italia, forniscano ancora armi e altra assistenza militare al governo israeliano, nonostante il chiaro rischio di gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario”, si legge nel resoconto del dibattito, in cui l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ha sostenuto che i bombardamenti di Gaza "potrebbero costituire crimini di guerra". L'Italia, come riporta un report del Sipri, è in effetti il terzo venditore di armi a Israele, anche se la maggior parte degli armamenti, ben il 92 per cento, viene fornita dagli Stati Uniti, che sono seguiti dalla Germania con il 5,9 per cento e poi dal nostro Paese con il 2,3 per cento.

La commissione d'inchiesta

Il dibattito all'Onu non si è però soffermato solo qui recenti attacchi e alcuni oratori hanno sostenuto anche che "l'espansione degli insediamenti illegali, gli sgomberi forzati di palestinesi dalle loro case a Gerusalemme Est, inclusa Sheikh Jarrah, così come da altre parti del territorio palestinese occupato, e la demolizione delle proprietà palestinesi, sono state gravi violazioni dei diritti umani che hanno minato le prospettive di pace e riconciliazione". Il principale organismo delle Nazioni Unite per i diritti umani ha approvato per questo una risoluzione che chiede di dare il via a un'indagine sulla "discriminazione e repressione sistematica" in Israele e Palestina. La proposta è di mettere in piedi un'inchiesta al momento senza precedenti è stata sostenuta da 24 dei 47 membri del Consiglio, con l'Italia che si è opposta e la Germania che si è astenuta. La risoluzione stabilisce l'istituzione con urgenza di una commissione d'inchiesta internazionale permanente per indagare sulle violazioni delle norme del diritto internazionale e su tutte le cause profonde alla base delle tensioni, inclusa la discriminazione e la repressione sistematiche basate sull'identità nazionale, etnica, razziale o religiosa.

L'ira di Israele

La cosa ha fatto andare su tutte le furie il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha definito la risoluzione "vergognosa", accusando il Consiglio di "una chiara ossessione anti Israele". "Ancora una volta un'immorale maggioranza automatica al Consiglio ha coperto una organizzazione terrorista genocida che prende deliberatamente di mira i civili israeliani trasformando i civili di gaza in scudi umani", ha scritto su Twitter, riferendosi ad Hamas. "Questo viene fatto dipingendo come 'parte colpevole' una democrazia che agisce legittimamente per proteggere i suoi cittadini da migliaia di attacchi indiscriminati con i razzi. Questa farsa ridicolizza la legge internazionale e incoraggia i terroristi nel mondo", ha aggiunto.

Accuse di apartheid

Le accuse contro Tel Aviv nel dibattito sono state pesanti, come si legge sempre nel resoconto, hanno invitato, quando si parla della condizione dei palestinesi sia nello Stato di Israele che nei territori occupati della Palestina, a “definire la situazione quello che è: apartheid e persecuzione, cioè crimini contro l'umanità”. L'accusa contro Israele, di imporre ai palestinesi un regime simile a quello che il Sudafrica imponeva contro i neri, è arrivata recentemente ance da Human Rights Watch (Hrw), uno dei gruppi per i diritti umani più noti e influenti al mondo. L’Ong ha pubblicato un ampio rapporto di ben 213 pagine in cui sottolinea che ai palestinesi, che costituiscono circa la metà della popolazione del Paese, vengono “sistematicamente negati i diritti fondamentali invece concessi agli israeliani”. Durante il dibattito all'Onu alcuni oratori hanno però espresso la loro piena solidarietà a Israele, affermando di rifiutarsi di sostenere qualsiasi indagine o meccanismo che tenda a fare di Hamas e altre organizzazioni violente delle vittime, sottolineando che il lancio indiscriminato di razzi lanciati contro Israele è “del tutto inaccettabile”.

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