Sabato, 19 Giugno 2021
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L'Italia cede altre 400mila dosi Pfizer, ma stavolta lo fa per solidarietà. L'Austria invece dice 'nein'

Il braccio di ferro sui vaccini extra in arrivo entro giugno si conclude con una riserva solidale a vantaggio di Bulgaria, Croazia e altri tre Paesi Ue in difficoltà. Dall'inizio della campagna vaccinale, Roma ha rinunciato a oltre un milione di vaccini Pfizer

Un medico somministra una dose di vaccino Pfizer in uno studio medico di Roma. Foto: ANSA / ETTORE FERRARI

Un sofferto atto di solidarietà europea. L’Italia, assieme ad altri 18 Paesi Ue, ieri ha rinunciato a una parte dei vaccini che le spetterebbero al fine di aiutare cinque Stati europei che rischiano di rimanere indietro nella campagna di vaccinazione. Si tratta di Bulgaria, Croazia, Estonia, Lettonia e Slovacchia, che hanno fatto l’errore di ordinare molte meno dosi Pfizer/BioNTech rispetto a quelle che le sarebbero spettate ai sensi dei contratti conclusi da Bruxelles. Per colmare il divario, 19 Paesi Ue hanno rinunciato a una parte delle dosi a loro destinate provenienti da un ‘tesoretto’ da 10 milioni di vaccini Pfizer in arrivo entro giugno anziché nel terzo trimestre dell’anno. Solo l’Italia ha rinunciato a 403.689 vaccini. 

La scelta solidale

La somma della generosità di 19 Paesi Ue - tra loro anche Germania, Francia, Spagna e Olanda - ha permesso di creare una riserva solidale da 2,85 milioni di dosi, che verranno distribuite tra i cinque Stati che rischiano di perdere il passo delle altre nazioni europee nella lunga maratona verso l’immunità di gregge. Il meccanismo è stato deciso nelle ultime ore in sede diplomatica e ha ricevuto il via libera dei Governi Ue. Solo tre esecutivi hanno detto ‘no’ al compromesso solidale. Si tratta di Austria, Repubblica Ceca e Slovenia che, invece di tagliare la quota di dosi extra a loro destinate, riceveranno quanto gli sarebbe spettato secondo l’assegnazione pro rata dei 10 milioni di dosi, ovvero la quota di vaccini in proporzione alla loro popolazione. 

C'è chi dice 'nein'

A pesare di più dal punto di visto politico e diplomatico è il ‘nein’ del cancelliere austriaco, Sebastian Kurz. Il capo del Governo di Vienna, dopo aver attaccato per settimane la campagna vaccinale europea e aver dichiarato di voler produrre dosi in autonomia con Israele e Danimarca, è tornato a battere i pugni a Bruxelles per ottenere un maggior numero di dosi rispetto a quelle che spettano al suo Paese lamentando un possibile gap di fiale dovuto ai ritardi di AstraZeneca. Kurz aveva scommesso più di altri sulla capacità produttiva della casa farmaceutica anglo-svedese, rinunciando a oltre l’8% delle dosi Pfizer che sarebbero spettate a Vienna per comprare più vaccini AstraZeneca. Poi quest’ultima si è rivelata l’azienda più ritardataria, con meno di 30 milioni di vaccini consegnati all’Ue nel primo trimestre a fronte di un impegno da 120 milioni di dosi. Di qui la pretesa di inserire l’Austria tra i Paesi beneficiari delle dosi ‘solidali’. Ma dopo il ‘no’ dei grandi Stati membri, Kurz si è accontentato della sua quota pro rata e ha votato contro la proposta di mediazione. “Kurz ha fatto il Kurz”, ha detto una fonte diplomatica Ue a Europa Today, forse alludendo alle vecchie battaglie in sede di Consiglio europeo per l’assegnazione del Recovery Fund. Una fase che ha visto il Governo di Vienna sulle barricate assieme agli altri Paesi ‘frugali’ (Danimarca, Olanda, Svezia e Finlandia), che hanno ridotto il più possibile i sussidi a favore dei Paesi più in difficoltà.

L'Italia ha rinunciato a oltre un milione di dosi Pfizer

Tornando ai vaccini, anche l’Italia, mesi fa, ha ordinato meno dosi Pfizer di quelle che le sarebbero spettate. Il precedente Governo avrebbe potuto comprare fino a 600mila vaccini in più rispetto a quelli acquistati per i primi due trimestri. Una scelta che, sommata alla generosità dell’attuale esecutivo, porta a oltre un milione la cifra totale di vaccini Pfizer ai quali l’Italia ha rinunciato.

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