“Il 63% della armi italiane esportate fuori da Ue e Nato, soprattutto in Egitto”

L'accusa di Amesty International che chiede al governo italiano di porre fine a questo commercio, soprattutto alla luce del caso Regeni

Foto Ansa, Ciro Fusco

L'Italia fa affari vendendo armi a Paesi e governi “responsabili di gravi diritti umani”, e tra questi soprattutto con l'Egitto del generale Abdel Fattah al-Sisi, nonostante Il Cairo non sembra disposti a collaborare per scoprire la verità su Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano torturato e ucciso nel 2016, si sospetta proprio dai servizi segreti del Paese. Il j'accuse arriva da Amnesty International in una audizione in commissione Esteri alla Camera sulla relazione 2019 sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento.

Dirittu umani violati

La vendita di armi da parte dell'Italia riguarda "soprattutto le zone di maggior tensione del mondo e Paesi i cui Governi sono responsabili di gravi violazioni di diritti umani come ampiamente documentato da Amnesty International e da numerosi organismi internazionali. Il primo dato che merita un commento rispetto alla relazione del 2019 è che quasi il 63% dell'export è destinato a Paesi extra Ue e extra Nato quindi è chiaro che i principali affari dell'industria militare italiana si realizzino fuori dalle alleanze internazionali che l'Italia ha e verso le zone più instabili del mondo", ha detto Emanuele Russo, presidente di Amnesty International Italia. "Desta preoccupazione che la quota principale delle esportazioni di sistemi militari italiani, circa il 32% di tutte le autorizzazioni rilasciate dall'autorità nazionale Uama, è stata destinata a Paesi dell'area mediorientale e dell'Africa settentrionale", ha aggiunto Russo.

Egitto e Turkmenistan

Il 2019 ha fatto registrare “l'Egitto come destinatario principale dell'export di materiali di armamento con 871,7 milioni di euro e come secondo partner il Turkmenistan. Su questo punto mi preme rilevare che nel 2018 il quantitativo totale di vendita si attestava a 69 milioni di euro, quindi c'è stato un incremento mastodontico di vendite verso questo paese”, ha affermato il presidente di Amnesty ricordando che entrambi i Paesi “non rispettano i diritti umani o sono impegnati in conflitti". In particolare sull'Egitto, "da quando il presidente al Sisi ha preso il potere la situazione dei diritti umani ha conosciuto un deterioramento catastrofico", e per questo "da anni Amnesty International chiede di assumere misure concrete per sospendere i trasferimenti di equipaggiamento di polizia e tecnologia di sorveglianza che l'Egitto usa per reprimere gli oppositori politici".

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L'appello a Di Maio

In una nota l'organizzazione ha chiesto anche al ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, di chiarire se è stata concessa l'autorizzazione alla fornitura all'Egitto delle due fregate Fremm già destinate alla Marina Militare italiana (la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi), rinnovando la richiesta al governo di sottoporre all'esame e al parere delle Camere la fornitura all'Egitto di altre quattro fregate, 20 pattugliatori, unitamente a 24 caccia multiruolo Eurofighter e 20 aerei addestratori M346 ed altro materiale militare del valore tra i 9 e gli 11 miliardi di euro.

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