L'Italia chiede un anticipo sul Recovery Fund, Ue: “Non spetta a noi a ma a Governi e Parlamento”

Conte sostiene che gli oltre 10 miliardi di soluzione 'ponte' per il 2020 non siano abbastanza e chiede di accelerare l'erogazione dei sussidi promessi da Bruxelles. Ma l'esecutivo comunitario mette le mani avanti. Summit 'preparatorio' convocato per il 19 giugno

Non proprio una chiusura, ma sicuramente una frenata agli entusiasmi del Governo italiano. La Commissione europea questa mattina ha risposto alla richiesta del premier italiano, che ieri aveva affermato di essere al lavoro con Ursula von der Leyen per “una anticipazione più sostanziosa” del Recovery Fund. Lo strumento finanziario straordinario per rimettere in piedi le economie Ue più colpite dal coronavirus, a partire da quella italiana, facendo parte del prossimo bilancio pluriennale, dovrebbe iniziare a erogare sussidi a fondo perduto e prestiti solo dal 2021.

La "modesta" soluzione ponte

Ma già dalla seconda parte dell’anno in corso, probabilmente da settembre, l’esecutivo comunitario spera di iniziare a erogare 11 miliardi e mezzo di euro nel quadro del bilancio in scadenza, chiedendo un aumento di contribuzione agli Stati membri (che, al contrario dell’Ue, possono contare sul continuo gettito fiscale di imposte, tasse e accise). “Stiamo lavorando con la presidente della Commissione europea per una anticipazione”, ha detto ieri il premier Giuseppe Conte, dal momento che “gli strumenti per anticipare sono modesti”.

La trattativa

“La nostra proposta - hanno risposto oggi i portavoce della Commissione - già richiede un cambio al tetto di contribuzione (relativo al 2020, ndr)”. “Ora deve essere discussa e approvata dall’autorità di bilancio che ha il potere di decisione”, aggiungono i rappresentanti dell’esecutivo Ue. “Da un punto di vista teorico - spiega Eric Mamer, portavoce di Ursula von der Leyen - le discussioni possono avere luogo a livello di autorità di bilancio”, ma ciò significa concordare “una modifica dei tetti degli impegni e dei pagamenti per il quadro finanziario attuale e una decisione sulla proposta di emendamento al bilancio”. Una strada in salita, dal momento che le richieste di Roma dovrebbero trovare il favore di tutti gli Stati membri, alcuni dei quali si sono già detti critici sulla proposta della Commissione, considerata troppo a favore dei Paesi più colpiti dal Covid-19.

Il summit preparatorio

Un clima che giustifica la convocazione di un summit tra i leader, l’ennesimo in videoconferenza, che avrà il compito di “preparare” la successiva riunione che vedrà, se le circostanze lo consentiranno, la partecipazione di persona dei capi di Stato e di Governo. A informare i giornalisti è stato il portavoce di Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, che ha preferito definire l’incontro del 19 giugno “preparatorio” per evitare il braccio di ferro tra i ‘frugali’ (Olanda, Danimarca, Austria e Svezia) e le altre alleanze variabili che si compongono tra Paesi Ue a seconda del dossier sul tavolo. Sul Recovery Fund, l’Italia può contare sull’appoggio di quasi tutti gli Stati, decisi a far ripartire il mercato unico europeo, vero motore economico dell’Unione, rimasto in panne con il confinamento. Ma in un sistema che decide all’unanimità, non è mai detta l’ultima parola.

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