Ue contro Israele: "Insediamenti in Territori palestinesi sono illegali"

Bruxelles chiede "al governo israeliano di conformarsi pienamente al diritto internazionale" e di fermare "la violenza dei coloni". Il monito dopo la decisione di Tel Aviv di costruire 2mila case nella Cisgiordania occupata

Truppe israeliane nei territori occupati in Cisgiordania

L'Unione europea condanna la decisione di Israele di costruire circa 2mila nuova unità abitative per portare 1 milione di israeliani nei prossimi 10 anni in Cisgiodania, in grandissima parte nei territori rivendicati dalla Palestina. Secondo Bruxelles, questo provvedimento, avvallato dalle autorità di Tel Aviv tra il 5 e il 6 gennaio, è illegale e "un grave ostacolo al raggiungimento della soluzione a due Stati e una pace giusta, duratura e globale, come ribadito da una risoluzione Onu".

A dichiararlo è il Servizio di azione esterna dell'Ue, guidato dall'Alto rappresentante Josep Borrell: ""L'Ue ribadisce che tutti gli insediamenti nel territorio palestinese occupato sono illegali ai sensi del diritto internazionale", si legge in una nota. "Chiediamo al governo israeliano di conformarsi pienamente al diritto internazionale, di porre fine a tutte le attività di insediamento su terre occupate o contese e alle azioni connesse - prosegue la nota - La violenza dei coloni sui civili palestinesi e le loro proprietà deve essere fermata e prevenuta". L'Unione europea ribadisce inoltre che "non riconoscerà alcun cambiamento ai confini precedenti al 1967, anche per quanto riguarda Gerusalemme, diversi da quelli concordati da entrambe le parti". Bruxelles continuerà a "sostenere la ripresa di un processo significativo verso la soluzione dei due Stati, l'unico modo realistico e praticabile per soddisfare le legittime aspirazioni di entrambi i popoli", conclude la nota.

La mossa del governo israeliano è strettamente legata alla delicata crisi politica del Paese. Le ultime elezioni non hanno consentito la formazione di un esecutivo stabile. Nonostante il netto calo di consensi, Benjamin Netanyahu è riuscito a mantenere, dopo alterne vicenda, la guida del governo, che detiene dal 2009. Ma deve fare i conti, da un lato, con ben tre procedimenti giudiziari per truffa e corruzione avviati dalla magistratura israelina, e dall'altro con le divisioni interne al suo partito, il Likud. Una parte del partito, quella più centrista, sarebbe pronto a defenestrarlo per aprire un dialogo con i liberali di Benny Gantz, in crescita di consensi. A difenderlo, invece, l'ala più a destra del Likud, che è anche quella che spinge per l'occupazione della Cisgiordania. 

Il piano di costruzione delle 2mila abitazioni, dunque, potrebbe servire a Netanyahu per serrare i ranghi e consolidare l'appoggio dei coloni. Ma nel Paese, non solo tra i palestinesi, cresce la protesta per le continue ingerenze di Tel Aviv sui territori che la comunità internazionale, non solo l'Ue, considera occupati illegalmente. Un'occupazione che va avanti non solo con nuove costruzioni, ma anche con demolizioni dei centri palestinesi. Solo nel 2019, a Gerusalemme Est, sono state demolite 169 case palestinesi. Secondo l'ong israeliana B'Tselem, le evacuazioni hanno lasciato senza casa 328 palestinesi, dei quali 182 minorenni.  

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