Israele demolisce scuole e strutture palestinesi. L'Ue: "Basta, atti deplorevoli"

Dall'inizio dell'anno 689 strutture sono state demolite in tutta la Cisgiordania e Gerusalemme Est, 869 persone sono rimaste senza casa. Contro Tel Aviv anche l'M5S: "Privare i bambini del diritto alla casa e all'istruzione è una violazione dei diritti umani"

Una delle strutture demolite da Israele - foto Ansa EPA/ALAA BADARNEH

Nemmeno la pandemia ferma le demolizioni di strutture palestinesi nei territori illegalmente occupati da Israele. Il governo di Benjamin Netanyahu è stato criticato per questo dall'Unione europea che ha condannato le demolizioni "su larga scala" di abitazioni e infrastrutture e ha chiesto che i piani per l'eliminazione delle scuole siano abbandonati.

Settanta strutture demolite

"Questa settimana le forze israeliane hanno demolito più di 70 strutture, anche residenziali, di sostentamento e servizi igienico-sanitari, appartenenti a 11 famiglie palestinesi con 41 bambini a Khirbet Hamsa al-Foqa, nella valle del Giordano settentrionale. Questa demolizione su vasta scala conferma ancora una volta la deplorevole tendenza di confische e demolizioni dall'inizio dell'anno", si legge in una nota del Servizio Esterno dell'Ue. Bruxelles lamenta come questi atti si aggiungano "alla minaccia di demolizione della scuola palestinese nella comunità di Ras Al-Teen, nella Cisgiordania centrale, che è stata cofinanziata dall'Ue da diversi Stati membri dell'Unione", ha sottolineato, aggiungendo che addirittura 52 scuole palestinesi sono state minacciate di demolizione e ricordando che "l'istruzione è un diritto umano fondamentale che deve essere protetto e mantenuto". Per l'Unione europea "tali sviluppi costituiscono un ostacolo alla soluzione dei due Stati”, e per questo Bruxelles chiede di porre immediatamente fine a questi interventi “soprattutto in considerazione dell'impatto umanitario dell'attuale pandemia di coronavirus".

La più grande demolizione da anni

Le Nazioni Unite hanno stimato che finora nel 2020, 689 strutture sono state demolite in tutta la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, più che in qualsiasi anno dal 2016 ad oggi, rendendo 869 palestinesi senzatetto. "La mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele è tipicamente citata come una ragione per le demolizioni, anche se, a causa del regime di pianificazione restrittivo e discriminatorio, i palestinesi non possono quasi mai ottenere tali permessi", ha spiegato in una nota l'Ocha, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, lamentando che "le demolizioni sono un mezzo chiave per creare un ambiente progettato per costringere i palestinesi a lasciare le loro case". L'agenzia ha ricordato anche che "l'ampia distruzione di proprietà e il trasferimento forzato di persone protette in un territorio occupato sono gravi violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra"

M5S: "Riconoscere lo Stato di Palestina"

Anche il Movimento 5 Stelle ha condannato l'operato di Tel Aviv. "L'Italia, come ha ricordato il ministro degli Esteri Di Maio nel corso della sua recente visita in Israele e Cisgiordania, sostiene la ripresa del dialogo e del processo di pace sulla base della soluzione a due Stati per due popoli e del rispetto del diritto internazionale", hanno dichiarato in una nota i senatori pentastellati, che sottolineano che "solo questa settimana i bulldozer scortati dall'esercito israeliano hanno distrutto già settanta edifici dove vivevano undici famiglie palestinesi con decine di bambini”. Per il Movimento 5 Stelle “privare i bambini del diritto alla casa e all'istruzione rappresenta una palese violazione dei diritti umani e un chiaro ostacolo alla pace”. Secondo l'M5S “in Medio Oriente non possa esserci pace senza giustizia”, e per questo c'è “urgenza del riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina a tutela del rispetto del diritto internazionale".

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