Sabato, 16 Ottobre 2021
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Il mistero dell'Agenzia Ue per l’asilo: "Irregolarità in oltre 7 milioni di pagamenti"

La Corte dei conti comunitaria parla di "inosservanze sistematiche" delle norme per quanto riguarda assunzioni e appalti pubblici: "Sistema di controllo interno inadeguato"

L’uso dei fondi da parte dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (Easo) e’ finito sotto la lente della Corte dei Conti comunitaria. Secondo l'organismo che controlla le finanze delle agenzie Ue, lo scorso anno più di un decimo dei pagamenti effettuati a quella che si occupa dei rifugiati, pari a 7,7 milioni di euro, e' avvenuta in violazione delle norme finanziarie europee. La Corte nell'audit parla di "situazione critica delle risorse umane" presso l'organismo che ha sede a Malta e di negligenza di bilancio, principalmente in materia di appalti pubblici e assunzioni.

Pagamenti non conformi al regolamento

Nel report si legge che per l’Easo la Corte “ha formulato un giudizio negativo a causa di casi rilevanti e sistematici di pagamenti non conformi al regolamento finanziario dell’Ufficio e ad altre norme e disposizioni applicabili, principalmente in relazione ad appalti pubblici e alle procedure di assunzione su cui sono basati i pagamenti”. Per l’organismo di controllo “la natura sistematica di tali inosservanze dimostra che il sistema di controllo interno è inadeguato”, sottolineando che “l’errore combinato derivante da pagamenti non conformi ammonta ad almeno 7,7 milioni di euro, ossia al 10,3% del totale dei pagamenti effettuati dall’Ufficio nel 2017”.

Situazione critica nella gestione delle risorse umane

Per quanto riguarda le gestione delle risorce umano la Corte la Corte parla di “situazione critica”, che “è peggiorata in maniera esponenziale”, visto che “al momento, l’ufficio non ha la capacità amministrativa di colmare un così alto numero di posti vacanti” e che nel “complesso, la situazione delle risorse umane rappresenta un notevole rischio per il prosieguo delle operazioni dell’Ufficio”.

Rischi gestiti male

La Corte concede che ci sono “rischi importanti insiti nella natura delle attività dell’Ufficio e nelle sfide determinate dalla crisi migratoria”, ma afferma allo stesso tempo che “tali rischi non sono stati attenuati da una solida struttura organizzativa e da controlli efficaci, il che ha provocato numerosi casi di non conformità rilevante, in particolare per quanto riguarda le procedure di assunzione del personale e di appalto”. Le inosservanze rilevate, continua il documento, “denotano il mancato rispetto dei princìpi della concorrenza, della trasparenza, della parità di trattamento e della non discriminazione”.

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