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Martedì, 30 Novembre 2021
Attualità

L'Irlanda rinchiude in hotel gli italiani in arrivo sull'isola: "Dobbiamo proteggerci"

Le nuove regole obbligano chi viaggia dall'Italia o da altri quattro Paesi Ue a sottoporsi a una quarantena obbligatoria di 12 giorni da trascorrere in albergo. Quasi duemila euro di costi per garantire la negatività

Una quarantena di 12 giorni da trascorrere in uno dei pochi alberghi autorizzati dallo Stato e il tutto a spese degli stessi viaggiatori, costretti a pagare 1.875 euro per stare chiusi in hotel. Questa è la trafila a cui si deve sottoporre chi arriva in Irlanda dopo essere partito dall’Italia o da altri quattro Paesi Ue: Austria, Belgio, Francia e Lussemburgo. Una misura apertamente bollata come “discriminatoria” dagli ambasciatori a Dublino dei cinque Paesi interessati. Oltre che sull’eccessivo carico, economico e non solo, sulle spalle di chi viaggia per motivi famigliari o di lavoro, le critiche si basano su un inconfutabile dato di fatto. Stando alle cifre ufficiali, i cinque Paesi presi di mira non sono in cima alla classifica Ue per numero di infezioni. Di qui le perplessità per una norma ritenuta sproporzionata e irragionevole anche dalle istituzioni europee. 

Meno contagi più restrizioni

La notizia si è diffusa nelle stesse ore nelle quali in Italia si è finalmente iniziato a parlare di riaperture dopo i primi segnali di incoraggiamento nei dati epidemiologici. Una circostanza che non sembra aver fatto cambiare idea alle autorità di Dublino, determinate ad andare avanti con il piano di stretto controllo sui contagi nell’isola, volto soprattutto ad evitare l’arrivo delle temute varianti del Covid. L’Irlanda non è l’unico Paese Ue ad aver applicato forti restrizioni al traffico di persone. Altri Stati, come Belgio e Finlandia, sono stati accusati di aver introdotto eccessive limitazioni dettate più da sentimenti di diffidenza verso chi arriva da fuori piuttosto che dall’evidenza dei dati epidemiologici.

La rabbia dell'ambasciatore 

“Una misura che ci colpisce”, ha spiegato l’ambasciatore italiano in Irlanda, Paolo Serpi, “e che fa un danno serio ai nostri concittadini e in particolare alla nostra comunità qui in Irlanda e questo non lo possiamo accettare”. In un video pubblicato dall’ambasciata, Serpi ha ricordato che “nell'Unione Europea la libertà di circolazione delle persone è sacra”. “L’Italia sta portando avanti una seria campagna di vaccinazione e nel Paese esistono le stesse varianti presenti in Irlanda”, ha aggiunto l’ambasciatore, che ha definito “discriminatori e selettivi” i provvedimenti presi dal Governo di Dublino. “La nostra comunità non può essere danneggiata senza un giusto ed evidente motivo”, è stata l’accusa di Serpi. Alle proteste dei diplomatici dei Paesi colpiti si sono aggiunte oggi quelle della Commissione europea che ha invitato una lettera di richiamo a Dublino sull'introduzione dell'obbligo di quarantena in albergo. “Nella lettera - ha spiegato un portavoce dell’esecutivo Ue - si sottolinea che l’Irlanda può ottenere gli stessi risultati” di contenimento del contagio “con misure meno restrittive”. Di qui l’invito alle autorità di Dublino ad “attenersi alle raccomandazioni del Consiglio europeo” che si basano sui principi di “proporzionalità e non discriminazione”. Un avvertimento di Bruxelles che potrebbe presto trasformarsi in una procedura di infrazione. “Le autorità irlandesi hanno dieci giorni per rispondere alla Commissione”, ha ricordato il portavoce. 

Nessun passo indietro

Il ministro irlandese della Salute, Stephen Donnelly, ha già fatto sapere ai giornali locali che “non si scuserà” né con la Commissione europea né con l'ambasciatore italiano in Irlanda. Donnelly si è invece detto “fiducioso” che la misura introdotta sia conforme al diritto dell’Ue. “Non mi scuso con il commissario europeo, con l'ambasciatore italiano o con chiunque altro per aver messo in atto le misure che riteniamo giuste per garantire la sicurezza delle persone in questo Paese”, ha dichiarato il ministro. Alla domanda se la Commissione avesse torto nell'esprimere preoccupazioni, Donnelly ha tagliato corto: “La priorità qui non è l'opinione della Commissione. La priorità è proteggere le persone”.

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