Non solo Iraq, militari italiani impegnati in 25 Paesi

Le operazioni internazionali in corso sono 36 e vanno dai violenti scenari mediorientali alle missioni Nato in difesa dei confini dell’Est Europa. Forze armate impiegate anche nella Campagna Antartica, nel Sahara Occidentale e persino sul confine tra India e Pakistan

L'attuale contributo italiano all’operazione Prima Parthica, iniziata a ottobre 2014 per combattere il sedicente Stato Islamico in Iraq e Kuwait, prevede un impiego massimo di 1100 militari, 305 mezzi terrestri e 12 aerei. Al momento, secondo quanto dichiara il ministero della Difesa, sono presenti sul difficile scenario 926 soldati italiani - ai quali vanno sommato altri 14 militari impiegati in altre missioni sul territorio - che si occupano, in particolare, dell’addestramento delle forze di sicurezza curde e irachene, della sorveglianza aerea e di contribuire alle attività della coalizione internazionale per il contrasto all’Isis. Una presenza rimessa in discussione, alla luce delle forti tensioni tra Usa e Iran. 

La Blue Line in Libano

I militari italiani sono però presenti in tanti altri scenari difficili, spesso dimenticati dall’agenda politica e mediatica. Ben 1250 soldati si trovano ancora in Libano impegnati nell’operazione Onu Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon), cominciata nel 2006 e ancora oggi ritenuta essenziale per il rispetto della cosiddetta “Blue Line” che divide le forze armate israeliane dalle milizie libanesi di Hezbollah

Il complicato scenario afghano

In Afghanistan, dopo la conclusione dell’operazione Isaf (cominciata all’indomani dell’11 settembre 2001), gli 894 militari italiani ancora presenti sul territorio fanno oggi parte della missione Resolute Support, incentrata sull’addestramento, consulenza ed assistenza in favore delle forze armate, oltre che delle istituzioni del Paese, ancora nel guado di una difficile transizione di potere. 

Militari italiani già presenti in Libia

Tornando in Nord Africa, l’Italia conta anche 228 militari all’interno della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia, con il difficile compito di aiutare il Governo di Accordo nazionale libico. Altri due soldati sono dislocati a Tunisi e lavorano nell’ambito della Delegazione europea istituita nel 2013 per “la riconciliazione delle parti in conflitto, il processo costituzionale e la protezione dei diritti umanitari”. 

Altre missioni in Africa 

Nel resto dell’Africa i militari italiani sono attivi in Somalia (con 123 unità), Gibuti (98), Egitto (77), Niger (100) e Mali (8). A questi si aggiungono oltre 500 militari attivi nel Mediterraneo, per la gran parte impegnati nella missione Mare sicuro.

Ex Jugoslavia

In Europa, le forze armate del Belpaese contribuiscono alla Joint Enterprise in Kosovo (iniziata il 12 giugno 1999) con 574 militari. Il ministero della Difesa spiega che si occupano del “mantenimento della libertà di movimento”, di offrire “assistenza alle istituzioni locali” e di coordinare le forze armate degli altri 30 Stati che partecipano alla missione, dal momento che “dallo scorso 6 settembre 2013 il nostro Paese ha assunto il comando”. 

La minaccia russa

L’operazione Nato “Baltic Guardian” riguarda quattro Stati dell’Est Europa ed è cominciata “dinnanzi a una deteriorata percezione della sicurezza e a seguito di specifica richiesta avanzata da parte dei Paesi Baltici e della Polonia”. “La Nato ha ritenuto opportuno rafforzare la propria presenza sul fianco est dello spazio euro-atlantico”, si legge sul sito del ministero della Difesa che poi precisa che vi sono 155 militari italiani impegnati in Lettonia. La loro presenza è giustificata dall’eventuale contrasto a “ogni possibile aggressione e minaccia”, proveniente da Est, ovvero dalla Russia. 

Altre operazioni

Scorrendo le 36 operazioni internazionali a oggi in corso, si trovano tutti gli scenari ‘caldi’ della geopolitica, dalla ex Jugoslavia a confine che separa l'isola di Cipro, dalla Repubblica Centroafricana al ‘bollente’ confine tra India e Pakistan, dove nell’ambito di una missione Onu cominciata nel 1972 è previsto un impiego massimo di due militari. 

Il Programma Nazionale di Ricerca in Antartide prevede infine la presenza di 26 militari italiani che operano in condizioni climatiche ed ambientali estreme. Offrono supporto tecnico e logistico a 45 progetti di ricerca, garantendo, inoltre, i collegamenti aerei tra l’aeroporto di Christchurch in Nuova Zelanda e l’Antartide. 

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