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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Il donatore seriale / Paesi Bassi

Inseminatore seriale ha più di 500 figli, una madre lo porta in tribunale: "Rischio incroci"

In Olanda il seme di un donatore può essere utilizzato per dar luce a 25 bambini, con un massimo di 12 madri diverse. Richiesta l'eliminazione dei campioni dell'uomo ancora in circolazione

Avrebbe avuto almeno 550 figli grazie all'inseminazione artificiale, donando il proprio seme ben oltre i limiti consentiti dalla legge.  Nei Paesi Bassi esiste un limite di 25 figli per donatore, ma Jonathan M. sarebbe riuscito con diverse astuzie a superare di gran lunga questa cifra. Contro di lui ora è stata aperta una causa, promossa dalla fondazione Stichtin Donorking e soprattutto dalla madre di uno di questi numerosi bambini, la quale lo accusa di aver mentito sulla cifra effettiva della sua prole mettendo in guardia il tribunale sui rischi derivanti dall'ampiezza di questa progenie. La richiesta al giudice dell’Aia è quella di impedire che il seme di M. metta al mondo altre vite, non solo per ragioni genetiche, ma anche per la salute emotiva delle persone coinvolte.

Durante il processo la madre ha sottolineato come M. le avesse assicurato di non aver avuto più di 25 figli, salvo poi scoprire nel 2019, tramite una pubblicazione sull’Ad, che la verità era ben diversa. Il "donatore seriale" di 41 anni si è dichiarato colpevole di aver mentito sul numero di figli avuti con centinaia di madri diverse, e si è detto pronto a non pubblicizzarsi più come donatore. Tuttavia, nel caso fossero direttamente le persone desiderose di avere un figlio da lui ad avvicinarlo vuole sentirsi libero di poter accettare o meno. Per tutta risposta, l’accusa ha richiesto una panoramica di tutte le cliniche in cui M. ha donato, chiedendo esplicitamente la distruzione dei suoi campioni ancora in circolazione, ad eccezione di quelli già destinati ai futuri genitori.

Secondo l’avvocato della difesa, Richard van der Zwan, M. avrebbe agito solo in virtù del desiderio di aiutare i genitori che non potevano procreare a realizzare il loro sogno. Van der Zwan ha evidenziato poi come il rischio che due consanguinei figli di un donatore noto, come Jonathan M., si incrocino, è nettamente inferiore al rischio che ciò accada tra due fratellastri generati da donatore ignoto. "Grazie alla digitalizzazione, inoltre, questi figli possono scegliere un simbolo suoi social con cui indicare di essere figli di un certo donatore", ha affermato l’avvocato, sentendosi rispondere dall’accusa che questa non è responsabilità dei bambini.    

Nei Paesi Bassi il seme di un donatore può essere utilizzato per dar luce a 25 bambini, con un massimo di 12 madri diverse. Queste cifre mantengono basso il rischio di incrocio genetico tra due persone generate dallo stesso padre, riducendo ampiamente la possibilità di trasmettere difetti ereditari. Tuttavia, queste linee guida possono essere facilmente aggirate dal momento che le cliniche olandesi non condividono le informazioni tra loro, né tantomeno con le strutture straniere, inoltre, non esiste alcun tipo di accordo privato tra i donatori e le madri. Questo vuoto legislativo, evidenziato dalla causa intentata contro M., ha portato la camera dei Rappresentanti olandese a discutere nella giornata di mercoledì della creazione di una banca dati nazionale dei donatori di sperma. Come riportato da Nos, la proposta sembra avere ampio sostegno e, tra i possibili emendamenti che bollono in pentola, ci sarebbe quello di trasformare il massimale dei 25 figli per donatore in una barriera legale, con l’imputazione di un reato penale in caso di superamento della soglia.       

Secondo l'accusa, il procuratore Mark de Hek, il fatto di avere un gran numero di fratelli e sorelle sparsi per il mondo può inficiare sull’emotività dei componenti di queste persone vista l’impossibilità di conoscerli tutti. "Una famiglia di questo tipo è un concetto nuovo, sta a noi plasmarlo, ci si potrebbe anche chiedere se sia necessario per un bambino relazionarsi con tutti gli altri consanguinei", ha detto il giudice. Secondo Var der Zwan, M. ha buoni contatti con molti genitori e figli, avrebbe anche preso parte a diverse comunioni, consegne di diplomi e musical di alcuni di loro. Con quest’esempio l’avvocato ha evidenziato come le paure esposte dall’accusa non siano rappresentative di tutte le famiglie entrate in contatto col "donatore seriale".  

Oggi M. dona molto meno rispetto ad alcuni anni fa, sostiene il suo avvocato, per questo "il divieto di donazione non è necessario". Dopo la pubblicazione dell’Ad su di lui nel 2019, M. è stato infatti rimosso da tutti i siti donatori olandesi, inoltre, l’interessato dichiara di non essere più attivo nemmeno su piattaforme estere, "potrebbe esserci un profilo attivo ancora da qualche parte ma non mi avvicino più attivamente alle persone", ha detto M. Secondo la difesa, il donatore continua a rispondere alle richieste di mamme che hanno già avuto figli da lui, e ne vogliono altri, o a persone che lo avvicinano spontaneamente e non hanno problemi col gran numero di figli già nati dal suo seme. "Voglio mantenere questa libertà, non voglio una spada di Damocle sopra la testa", ha concluso M. Un primo possibile accordo tra le parti è fallito, per l’accusa ora è "davvero più che sufficiente", M. dovrà smettere di donare ai futuri genitori. Il verdetto del giudice è atteso per il 28 aprile.  

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