Procedura d'infrazione contro il Regno Unito: “Deve nominare un commissario Ue”

Convinto che la Brexit fosse alle porte il governo Johnson si era rifiutato di scegliere un rappresentante per l'esecutivo comunitario, ma con il rinvio del divorzio il Paese resta membro a tutti gli effetti

Boris Johnson da quando si è insediato a Downing Street si è rifiutato di nominare un commissario europeo del Regno Unito, convinto che il Paese sarebbe uscito dall'Unione europea entro la precedente scadenza del 31 ottobre.

Il rinvio della Brexit

Ma con la Brexit che è stata rimandata per l'ennesima volta, che piaccia o meno al premier conservatore, la Gran Bretagna resta un membro dell'Ue a tutti gli effetti ed è tenuta a scegliere una persona da mandare nell'esecutivo di Ursula Von der Leyen. Per questo la Commissione europea ha lanciato una procedura di infrazione contro Londra per violazione degli obblighi previsti dal Trattato e Bruxelles ha dato a Johnson fino al 22 novembre per rispondere, sottolineando che la nuova Commissione "deve entrare in carica il più presto possibile".

Il problema elezioni

Negli ultimi giorni Von der Leyen aveva inviato due lettere al governo britannico per ricordare l'obbligo di nominare un candidato commissario, previsto dal Trattato e dalla decisione del Consiglio europeo di prorogare la Brexit al 31 gennaio 2020. Le autorità del Paese ieri sera hanno risposto di non essere nella posizione di suggerire un candidato a causa delle elezioni del 12 dicembre, che impediscono al governo di effettuare nomine internazionali durante la campagna elettorale.

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Il rischio di andare alla Corte

Per la Commissione, uno Stato membro "non può invocare" disposizioni interne "per giustificare la mancata osservanza di obblighi che derivano dal diritto dell'Unione" e quindi se il Regno Unito non risponderà entro la data stabilita scatterà la lettera di messa in mora e la Commissione potrebbe portare Londra davanti alla Corte di giustizia dell'Ue.

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