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Venerdì, 19 Aprile 2024
Delocalizzare in tempi di crisi

Imprese in fuga dalla Germania: l'allarme della Confindustria tedesca

Costi energetici troppo alti e crescita a rilento. Il 16% delle aziende ha già avviato le delocalizzazioni, un altro 30% ci sta pensando

Fuga dalla Germania, con imprese che spostano produzione e posti di lavoro all'estero. Questo il quadro delineato in uno studio realizzato dalla Federazione delle imprese tedesche (Bdi), che ha registrato come un numero crescente di aziende stia prendendo in considerazione l'adozione di misure concrete per tutelarsi fuori dai confini nazionali. Le misure di delocalizzazioni sono già state avviate dal 16% delle aziende di medie dimensioni intervistate dalla Bdi. Un altro 30% sta valutando se seguire o meno l'esempio. A spingere altrove le produzioni ci sono sia ragioni specifiche che preoccupazioni più generali connesse allo status dell'economia tedesca.

Costi energetici

"Quasi due terzi delle aziende che abbiamo intervistato considerano i prezzi dell'energia e delle risorse una delle sfide più urgenti", ha affermato Siegfried Russwurm, presidente dell'organizzazione omologa alla Confindustria. "I prezzi dell'elettricità per le imprese devono scendere in modo affidabile e permanente a un livello competitivo, altrimenti la trasformazione [verde] delle imprese fallirà", ha affermato il rappresentante della Bdi. Russwurm ha aggiunto che era "responsabilità dei politici migliorare le condizioni per le imprese in Germania", lanciando così una stoccata alla coalizione rosso-verde-liberale guidata da Olaf Sholz, che governa il Paese dal 2021.

Competizione a stelle e strisce

Il malcontento serpeggia anche a causa dell'assenza di misure analoghe a quelle adottate dagli Stati Uniti, che hanno pubblicato nei mesi scorsi l'Inflation Reduction Act (Ira), un piano "protezionistico" da 500 miliardi di dollari, che include generosi sussidi per la transizione ad un'industria verde. L'efficacia degli incentivi si è rivelata immediatamente. Il produttore di auto elettriche Tesla aveva pianificato di costruire la sua più grande fabbrica di batterie vicino Berlino. Grazie ai sussidi statunitensi e all'aumento dei prezzi dell'energia in Europa, l'azienda fondata da Elon Musk a febbraio ha annunciato la decisione di concentrarsi sul mercato a stelle e strisce.

Investimenti ridotti

Altre preoccupazioni sono legate alla crescita economica. In base ad uno studio pubblicato dalla Commissione europea riguardo l'eurozona 2023, le previsioni dicono che la Germania sarà tra le economie a crescita più lenta. Ad allontanare gli investimenti ci sarebbero gli alti costi energetici e i prezzi del carbonio. "Stiamo già osservando che gli investimenti nelle industrie ad alta intensità energetica sono diminuiti in modo significativo in Germania", aveva dichiarato ad aprile al giornale Augsburger Allgemeine Clemens Fuest, presidente dell'Istituto Ifo, il principale istituto di ricerca economica tedesco.

Sussidi impopolari

Il governo tedesco sta provando da tempo a metterci una pezza. Robert Habeck, il ministro dell'Economia in quota Verdi, ha proposto il mese scorso un pacchetto di misure per ridurre il prezzo dell'elettricità per le imprese, compresi sussidi temporanei. Sul piatto sono stati messi 200 miliardi di euro. All'inizio di questa settimana, il capo del dicastero ha annunciato che le imprese tedesche potranno anche fare domanda per un "programma di contratti di carbonio", in modo tale da sovvenzionare la transizione, solo però dei candidati selezionati, agevolando così un processo di produzione libero da fonti fossili. La strada seguita da Habeck, che a causa di queste riforme ha perso drasticamente popolarità nei sondaggi, non è la più gradita dalle aziende.

Nuovi approdi

La Federazione delle imprese tedesche vede la necessità di riforme più complete. "Per ulteriori investimenti, le industrie in Germania richiedono una riduzione della burocrazia e tagli fiscali mirati", ha affermato lunedì Russwurm. Berlino sta pagando la scelta di essersi troppo a lungo affidata ai rapporti con Vladimir Putin e agli ingenti acquisti di gas russo. Quella che a lungo è apparsa una scelta vincente, con la guerra in Ucraina ha svelato la faccia peggiore della medaglia. Mentre il governo resta in porto a cercare soluzioni, le imprese mollano gli ormeggi per salpare altrove.

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