Domenica, 25 Luglio 2021
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L'indulto ai nove indipendentisti non basta ai catalani, i latitanti rischiano lo stesso il carcere

Il provvedimento voluto dal premier Sanchez per riappacificare il Paese non si applica a coloro che erano scappati in Belgio, e che invece chiedono di poter tornare in Spagna da uomini liberi. I Popolari protestano, ma in passato la grazia era stata usata anche da loro verso i terroristi

Manifestazione in solidarietà con Puigdemont in Catalogna - foto Ansa EPA/GUILLAUME HORCAJUELO

Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato che proporrà in Consiglio dei ministri l'indulto ai nove leader catalani in carcere "con spirito di concordia". Il leader socialista ha scelto un liceo di Barcellona per il suo annuncio, sottolineando che la sua è una scelta fatta col "cuore", riferiscono i media spagnoli. "Se c'è un momento per unirsi è questo. Siamo dove siamo. Dobbiamo avviare un cammino per recuperare la convivenza. Con questo atto faremo uscire dal carcere nove persone", ma la convivenza riguarda "milioni di persone", ha proseguito Sanchez, secondo il quale l'attuale situazione è frutto "di calcoli sbagliati di tutti". Per il premier invece di andare avanti in maniera indefinita con recriminazioni reciproche meglio dedicare tutte le energia verso la concordia e farlo "col cuore".

Niente indulto ai latitanti

Ma l'indulto non riguarderà proprio tutti, perché di fatto il provvedimento si applica ai nove indipendentisti catalani condannati a pene carcerarie in seguito al processo per il tentativo di secessione del 2017, come Oriol Junqueras, ma non a quanti sono fuggiti all'estero come l'ex capo del governo catalano Carles Puigdemont, il quale di fatto è latitante. Con Puigdemont a Bruxelles si trovano altri indipendentisti che sono sfuggiti al processo e al carcere come Toni Comín e Clara Ponsatí, che sono stati eletti eurodeputati e poi l'ex ministro della Cultura Lluís Puig (perseguito per peculato), mentre la numero due della Sinistra repubblicana di catalogna, Marta Rovira, fuggita in Svizzera, accusata di sedizione. Altra latitante è Anna Gabriel, che però è accusata di disobbedienza, reato che non prevede pene detentive. A loro l'indulto non si applica, e quindi se tornassero in Spagna rischierebbero il processo e l'arresto in ogni caso.

La possibile soluzione

Ma Puigdemont ha insistito sul fatto che intende tornare solo come "persona libera". Perché ciò possa avvenire una delle possibilità sul tavolo è che il governo di Madrid approvi una riforma del reato di sedizione, a cui sta lavorando il ministero della Giustizia. Ma sul punto i due partiti che fanno parte dell'esecutivo, Unidas Podemos e il Psoe di Sanchez che è contrario. La questione è molto delicata e l'attuale presidente del governo catalano, Pere Aragones, pur affermando che l'indulto è un "primo passo" ha aggiunto che si tratta di "una soluzione incompleta", chiedendo un'amnistia e un referendum per decidere sul futuro della Catalogna. Dall'altra parte dello scenario politico B, il leader del Partito Popolare all'opposizione, ha accusato Sanchez di "disarmare sistematicamente lo Stato", facendo rilevare che i nove non si sono pentiti e "minacciano di essere recidivi". Ma il popolare dimentica di ricordare che in passato, per riappacificare il Paese, anche altri controversi personaggi politici sono già stati indultati o perdonati.

Gli indulti del passato

Tra questi ad esempio, ricorda El Pais, il generale Alfonso Armada, che partecipò al tentativo di golpe fascista del 1981 guidato dal tenente colonnello Antonio Tejero, che ricevette l'indulto dal governo socialista guidato da Felipe González llevaban. Alla vigilia di Natale del 1998, l'esecutivo popolare di José María Aznar graziò 10 dei 12 condannati per il rapimento di Segundo Marey nel 1983, si trattava di appartenenti al Grupos Antiterroristas de Liberación, una milizia di estrema destra nata per combattere gli indipendentisti baschi dell'Eta. Sempre Aznar concesse un indulto a 15 ex membri dell'organizzazione terroristica catalana Terra Lliure. Sotto il premier socialista José Zapatero si concesse il perdono a Sebastián Rodríguez Veloso, ex membro del gruppo comunista armato Primo di Ottobre, che ra già uscito di prigione alcuni anni prima per problemi di salute legati a uno sciopero della fame di 432 giorni in seguito al quale perse l'uso delle gambe. L'uomo divenne poi un campione di nuoto paraolimpico, vincendo 15 medaglie alle olimpiadi.

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