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Una manifestazione degli indipendentisti fiamminghi del Vlaams Belang

Una manifestazione degli indipendentisti fiamminghi del Vlaams Belang

Le elezioni spaccano il Belgio: nel cuore dell'Ue torna il rischio secessione

Nazionalisti ed estrema destra spopolano nelle Fiandre. Socialisti, estrema sinistra e verdi vincono in Vallonia e a Bruxelles. Ipotesi “cordone sanitario” per mettere fuori gioco i separatisti

Il Paese che ospita le istituzioni Ue somiglia sempre più a una piccola Corea incastonata nel cuore d’Europa. Unici dell’Unione a votare sia per il rinnovo del Parlamento europeo che per quello nazionale, i belgi si sono divisi rispettando la geografia politica, linguistica e religiosa che li separa da sempre. E con l’affermazione delle forze nazionaliste fiamminghe, è tornato anche l’incubo della secessione.

Un Paese diviso in due

La contestuale avanzata dei socialisti e dell’estrema sinistra in Vallonia e a Bruxelles rischiano infatti di mettere in crisi il difficile equilibrio tra le due comunità belghe. Ricapitolando i risultati, il Vlaams Belang, partito di estrema destra fiammingo in prima linea per l'indipendenza delle Fiandre, ha ottenuto l'11,95% a livello nazionale guadagnando più i 8 punti rispetto alle ultime elezioni. 

Voti pescati dallo stesso bacino politico degli indipendentisti fiamminghi della N-VA, che erano in maggioranza con i liberali francofoni del primo ministro Charles Michel fino allo scorso dicembre. L’N-VA rimane il primo partito nazionale con il 16,03%, ma risulta fortemente ridimensionato rispetto alle ultime tornate. 

Nella comunità francofona si afferma il Partito socialista dell’ex-premier di origini italiane Elio Di Rupo, che rimane la prima formazione vallona con il 9,46% a livello nazionale, ma con un calo del 2,3% rispetto alle ultime elezioni. Il Movimento riformatore, il partito liberale del premier uscente Michel, arretra del 2,1% fermandosi al 7,56%.

In Vallonia e a Bruxelles cresce l’estrema sinistra del Partito del Lavoro del Belgio, ottenendo l'8,62% a livello nazionale. I verdi francofoni di Ecolo, che speravano di diventare il primo partito a Bruxelles, si devono accontentare del 6,14%. 

Il nuovo governo

Polarizzazione e frammentazione potrebbero essere il preludio di lunghi mesi di trattative per formare il nuovo governo. Nulla di nuovo, dal momento che il Belgio detiene ancora il record mondiale come Paese senza governo: nel 2010-2011 ci vollero 541 giorni per formare un esecutivo.

Ma assieme all’incertezza cresce anche la paura per il riaffermarsi delle posizioni separatiste, specie nella comunità fiamminga. Una situazione che spinge i nazional-conservatori del N-VA a dover assumere il ruolo di forza responsabile, in possibile alleanza con i moderati valloni disponibili a formare un governo.

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