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Vaccinazioni in India - foto Ansa

Vaccinazioni in India - foto Ansa

La variante indiana inguaia di nuovo AstraZeneca (e i Paesi poveri): produzione globale a rischio

Nella nazione si trova il Serum Institute, il più grande produttore mondiale di vaccini, che a causa dell'emergenza locale sta mettendo a punto dosi soprattutto per uso interno e ha difficoltà a ricevere le materie prime necessarie a far fronte alle richieste

L'India è il nuovo epicentro globale della pandemia di coronavirus. Il Paese continua a registrare un altissimo numero di nuovi casi di Covid-19: 352.991 secondo l'ultimo bollettino del ministero della Sanità, record mondiale per il quinto giorno consecutivo. Anche i decessi, 2.808, non sono mai stati cosi tanti in una giornata. Il totale dei contagi ha superato i 17 milioni: 17.313.163. Quello delle vittime è arrivato a 195.123. Per passare da 16 a 17 milioni di casi ci sono voluti solo tre giorni. In una settimana se ne sono aggiunti più di 2,2 milioni e gli esperti dell'Istituto indiano di tecnologia (Iit) di Kanpur ora prevedono il picco tra il 14 e il 18 maggio, con circa 440 mila nuove infezioni e 3,8-4,4 milioni di casi attivi. Questo deterioramento della situazione è legato alla combinazione di un numero insufficiente di letti ospedalieri, mancanza di medicinali e attrezzature per l'ossigenoterapia e un numero insufficiente di test. E gli esperti temono che la terribile situazione avrà gravi conseguenze non solo a livello locale, ma anche a livello globale perché una gestione inadeguata del virus aumenta il rischio che emergano nuove varianti e questo potrebbe prolungare la durata della pandemia.

La situazione sta mettendo in difficoltà anche la produzione delle dosi di AstraZeneca. Questo perché il Serum Institute of India, il più grande produttore di vaccini al mondo, che avrebbe dovuto produrre anche le iniezioni di Oxford da distribuire principalmente ai Paesi più poveri, specialmente in Africa, come parte dell'iniziativa Covax, difficilmente riuscirà a mantenere gli impegni presi. Data la portata della crisi in India, i vaccini sono ora per lo più distribuiti all'interno del Paese e come se non bastasse l'India deve affrontare una carenza di materiali per la messa a punto degli stessi vaccini, che rendono la produzione più complicata. Gli Stati Uniti, l'Unione europea e il Regno Unito si sono impegnati ad aiutare Nuova Delhi a far fronte all'emergenza che sta devastando la nazione di 1,3 miliardi di abitanti, dicendosi pronti a fornire respiratori e materiali per la produzione delle dosi. Bruxelles ha attivato il suo Meccanismo di Protezione Civile, che si sta coordinando con gli Stati membri per spedire rapidamente ossigeno e medicinali. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha detto di essere "allarmata dalla situazione epidemiologica in India”, promettendo: “Siamo pronti a sostenerli. L'Ue sta mettendo insieme le risorse per rispondere rapidamente alla richiesta di assistenza".

Anche la Germania ha garantito che non farà mancare il suo supporto. Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha spiegato che "nel governo federale e in discussioni con le aziende, stiamo facendo tutto il possibile per essere in grado di fornire supporto al più presto, ad esempio con ossigeno e farmaci". Come l'Italia e altri Stati, la Germania ha severamente limitato gli ingressi nel proprio territorio dall'India, a causa della variante del coronavirus che si sta diffondendo in questo Paese. Secondo il ministro degli Esteri tedesco, "è stato giusto agire rapidamente" per fermare la diffusione della mutazione indiana in Germania. Ora, ha proseguito l'esponente del Partito socialdemocratico tedesco (SpD), "è altrettanto importante sostenere l'India il più possibile".

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