Impronte digitali sulle carte di identità in tutta la Ue, ecco la nuova proposta anti-terrorismo di Bruxelles

La Commissione Ue presenterà oggi questa nuova misura pensata "per eliminare spazio a terroristi e criminali". Ma l'idea non piace ai garanti della privacy: "poca chiarezza sulle implicazioni sui diritti individuali"

ANSA/ CIRO FUSCO / DBA

Impronte per tutti nelle carte di identità dei Paesi Ue. Il commissario Ue agli interni Dimitri Avramopoulos proporrà oggi questa misura nel quadro del rafforzamento della lotta al terrorismo. Sempre in questo ambito, la commissaria alla giustizia Vera Jourova proporrà misure per facilitare gli scambi tra i 28 di prove digitali come dati e messaggi ospitati sui server di altri Paesi. 

Commissione Ue: "Non ci sia spazio per terroristi e criminali"

"Dobbiamo dare un giro di vite affinché non ci sia più spazio né mezzi per i terroristi o i criminali" e questo "significa che dobbiamo bloccare il loro accesso ai soldi, ai documenti falsi, alle armi e agli esplosivi, impedendo loro di attraversare le frontiere indisturbati", ha affermato Avramopoulos alla vigilia della presentazione della misura, che avverrà oggi pomeriggio a Strasburgo nella riunione della Commissione in occasione della plenaria del Parlamento Ue.

I dubbi sulla privacy

L'iniziativa non si presenta però semplice. In Belgio il Garante nazionale della privacy ha infatti bocciato la legislazione nazionale che intende rendere obbligatorie le impronte digitali sulla carta d'identità belga dal 2019. E proprio ieri il garante Ue per la protezione dei dati Giovanni Buttarelli ha emesso un'opinione piuttosto critica nei confronti delle proposte presentate lo scorso dicembre dalla Commissione Ue, nel precedente pacchetto su sicurezza, visti e controllo delle frontiere.

Garante Ue: "Chiarire implicazioni sui diritti e sulle libertà individuali"

Le misure illustrate da Bruxelles a fine 2017 puntano a rafforzare la base dati del sistema Schengen rendendolo un sistema centralizzato contenente milioni di dati biometrici di cittadini, anche non Ue, e facilitando così lo scambio di informazioni. "Nella loro forma attuale, le proposte della Commissione altererebbero la struttura e la modalità operativa dei database Ue esistenti e cambierebbero il modo in cui i principi legali fondamentali in quest'area sono stati tradizionalmente interpretati". Occorre quindi fare "maggiore chiarezza" sulle "precise implicazioni per i diritti e le libertà individuali", ha affermato il garante Ue.

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