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Imposta al 21% sulle multinazionali e Web Tax: grandi profitti nel mirino di Ue e Usa

Bruxelles proporrà a giugno la sua eurotassa per finanziare il Recovery Fund. Biden fa inversione a U rispetto a Trump e propone un'imposizione minima globale da applicare a prescindere dal Paese in cui ha sede l'azienda

I ministri delle Finanze di Germania e Francia sosterranno l'imposta minima del 21% sulle grandi società proposta dagli Stati Uniti. L’annuncio del ministro tedesco, Olaf Scholz, e dell’omologo francese, Bruno Le Maire, è arrivato a sorpresa durante un’intervista congiunta pubblicata sul quotidiano tedesco ‘Die Zeit’. Tra Washington e Bruxelles è in corso da mesi un duro negoziato sulla tassazione delle grandi imprese, soprattutto quelle che operano sul Web, che scelgono le giurisdizioni con aliquote più basse come ‘porto sicuro’ per i loro guadagni, creando profonde disparità con gli operatori economici che non possono avvalersi di tali sistemi. Gli Usa, soprattutto durante l’amministrazione Trump, hanno difeso a spada tratta le loro aziende, minacciando dazi commerciali a danno dei Paesi che volevano tassare ulteriormente gli enormi profitti delle multinazionali. Ma ora sembra che il vento sia cambiato. 

Interrompere la corsa al ribasso

Scholz si è detto “abbastanza ottimista” sul fatto che quest'estate si possa trovare un accordo per “porre fine alla corsa al ribasso che vediamo oggi nella tassazione internazionale delle società”. Una soluzione potrebbe essere quella proposta dal segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, che ha presentato all'inizio di questo mese un progetto di aliquota fiscale minima del 21% da applicare alle grandi società, a prescindere dal Paese in cui hanno la sede fiscale. Yellen ha dichiarato che sta lavorando con altri Paesi del G20 per raggiungere un accordo sull’aliquota fiscale minima globale.

L'Ue verso la Web Tax

“Accogliamo con favore la decisione degli Usa di ritirare la loro proposta di porto sicuro” per le imprese, ha detto ieri il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, sottolineando l’inversione a U del Governo statunitense. L’ex premier italiano, durante un dibattito con gli eurodeputati, ha ricordato che da Washington “sono anche arrivate delle proposte” per “‘catturare' le più grandi e profittevoli multinazionali a livello globale”. Tuttavia, il cambio di passo statunitense “non dovrebbe impedire all'Ue di introdurre un'imposta digitale propria con l'obiettivo di restaurare la parità di condizioni e finanziare la ripresa economica Ue”, ha avvertito il commissario europeo. 

L'eurotassa per finanziare il Recovery

“Le grandi imprese digitali - ha precisato Gentiloni nel suo discorso in Aula - sono le vincitrici di questa crisi con profitti più alti e maggiori quote di mercato, mentre i business tradizionali sono stati severamente colpiti”. Per questo, ha promesso, “intensificheremo i nostri sforzi per raggiungere un accordo globale sia sulla nuova distribuzione dei diritti di imposizione fiscale che sulla tassazione minima da raggiungere entro metà del 2021”. Entro giugno è infatti attesa la proposta della Commissione sulla nuova eurotassa alle grandi imprese del Web che contribuirà a finanziare il Recovery Fund.

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