Il Telegoverno dopo il telelavoro: Puigdemont, "Posso governare da Bruxelles ma non dalla galera"

Il candidato alla Generalitat in un'intervista a Catalunya Radio, "Non c'è alcun Piano B, esiste solo un piano A": "restituire il governo" ai catalani" dopo l'applicazione dell'articolo 155

EPA/STEPHANIE LECOCQ

E' da anni che la Ue promuove il telelavoro ed ora Puigdemont la prende in parola: si può governare a 1.000 chilometri di distanza ma non dal carcere. Così il candidato di Junts per Catalunya ha ribadito che la poltrona più alta della Generalitat, il governo catalano, spetta a lui, anche se dovrà continuare nel suo esilio di Bruxelles.

Il Telegoverno è un problema?

"I grandi progetti imprenditoriali e di ricerca si governano attraverso le nuove tecnologie, Europa segnala che questo è il cammino", ha affermato alla radio, "ed è evidente che non siamo nelle condizioni di normalità che ci piacerebbe avere, ma è molto più difficile, sfortunatamente, farlo dallo Stato spagnolo, dove dovremmo governare dalla prigione". 

Il Telegoverno mette a rischio l'efficienza dell'amministrazione? Per Puigdemont no, il limite non è la (sua) distanza, ma "l'inefficienza e la paralisi imposta dall'articolo 155", ossia dall'intervento di Madrid per risolvere lo strappo del referendum del primo ottobre. 

"Esiste solo un Piano A: restituire il governo ai catalani"

Il leader di Junts per Catalunya ha insistito che “l'unico piano è il piano A” e questo passa per “la restituzione del Govern”, il governo catalano, al momento gestito dall'esecutivo di Madrid grazie all'applicazione dell'articolo 155.  Puigdemont non ha però chiarito che formula sceglierà, o potrà scegliere, per intervenire nel dibattito di investitura. Prima di questo passaggio, Puigdemont dovrà riunirsi con il fresco nominato a Presidente della Camera catalana, Roger Torrent, un incontro che dovrebbe realizzarsi nel Parlamento o nella Generalitat catalana, "ma la riunione si potrà fare logicamente solo a Bruxelles".

"Il Re non può intervenire"

Puigdemont ha anche ribadito che la nomina del Presidente spetta ai deputati catalani e che il Re non potrà intervenire in un secondo tempo, al momento della sua firma di ratifica: "il Capo della Stato non ha alcun diritto a sovvertire il mandato costituzionale". Un'eventualità, quella del sovrano che si trova di fronte alla firma della nomina di Puigdemont, che il Partito popolare cerca di evitare in tutti i modi spingendo sul Tribunale costituzionale perché intervenga e sospenda la sessione di investitura e renda quindi impossibile la nomina del leader degli indipendentisti. 

Investiture o blocco, il futuro del Govern si gioca a cronometro

Il partito della secessione preme per realizzare la sessione il 31 gennaio, come previsto, i costituzionalisti per ritardarla dando tempo alla massima corte spagnola di intervenire. Il futuro del governo catalano si gioca in meno di due settimane. 

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