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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Il personaggio

Il sindaco che vive e dorme da mesi in ufficio, protetto dai militari della Nato

Lulzim Hetemi è stato eletto in un villaggio del Nord del Kosovo, ma la maggioranza serba non lo ha votato. Per sfuggire alle minacce non esce dal Comune, ma spera in un nuovo voto che lo liberi

Vive e dorme da mesi nel suo ufficio in una piccola città nel Nord del Kosovo. Ad aprile Lulzim Hetemi è diventato il sindaco di etnia albanese del comune di Leposavic, ma gli abitanti serbo-kosovari che hanno boicottato il voto non accettano la sua elezione. Per evitare ulteriori minacce lui non mette piede all'esterno del Comune. A sorvegliare la situazione ci sono da mesi sia le truppe Nato che la polizia speciale del Kosovo, mentre Bruxelles prova a mediare per una soluzione. Hetemi è rimasto letteralmente "intrappolato" nelle tensioni riesplose nel piccolo Paese balcanico tra cittadini di origine albanese e quelli di origini serbe. Mentre prova a capire se e come resisterà, attende l'esito delle elezioni in Serbia previste il 17 dicembre. Il risultato di Belgrado potrebbe mutare le sorti del sindaco e in generale i rapporti tra la Serbia e la sua ex-provincia dichiaratasi indipendente nel 2008.  

Elezioni anomale

Con appena 100 voti Lulzim Hetemi, un apicoltore kosovaro di origini albanesi, ha vinto le elezioni svoltesi nell'aprile di quest'anno a Leposavic, un comune dove il 97% della popolazione è di orgine serba. È riuscito a diventare primo cittadino a causa del boicottaggio da parte della popolazione  serbo-kosovara, che si era rifiutata di partecipare al voto dopo la cosiddetta "crisi delle targhe" relativa all'immatricolazione delle automobili. "Quando mi ero candidato a sindaco non avevo idea se i serbi si sarebbero ritirati dalla corsa elettorale e avrebbero fatto una manovra del genere", ha dichiarato Hetemi alla Reuters. Ai primi di maggio, subito dopo il voto, sono esplosi violenti scontri. I serbo-kosovari hanno manifestato davanti ai quattro comuni per impedire l'ingresso dei nuovi sindaci, tutti di etnia albanese. Durante le proteste diversi militari della Nato intervenuti sui territori erano rimasti feriti e il caso aveva suscitato le ire della comunità internazionale. Germania, Francia e Usa in particolare avevano redarguito il primo ministro kosovaro Albin Kurti per una pessima gestione dei rapporti, senza dimenticare però le responsabilità del presidente serbo Aleksander Vučić, da anni impegnato ad infuocare gli animi. La situazione non si è fermata lì.

Prigioniero del voto

Subito dopo aver prestato giuramento, Hetemi ha detto che violenti manifestanti serbi hanno circondato il suo ufficio chiedendogli di andarsene. Il sindaco ha rifiutato e sostiene di essere rimasto nell'edificio dal 29 maggio senza tornare a casa per un solo giorno. Le prime notti Hetemi dormiva su delle sedie, poi sostituite con un letto piazzato in una stanza annessa all'ufficio dove incontra gli inviati internazionali e i funzionari della Nato, impegnati a prevenire ulteriori violenze. Anche grazie alla mediazione di Bruxelles si sta provando a trovare una soluzione per nuove elezioni. Quest'anno l'area Nord del Kosovo ha visto un incremento di violenze mai visto dai tempi della dichiarazione di indipendenza. Dopo gli episodi avvenuti a maggio, a settembre un commando armato di trenta uomini provenienti dalla Serbia ha fatto irruzione nel Kosovo settentrionale, nel villaggio di Banjska, uccidendo un poliziotto kosovaro. Dopo scontri durati per ore nei dintorni di un monastero ortodosso, all'interno del quale si erano barricati i terroristi, sono rimasti a terra anche cinque uomini del commando serbo. Pristina ha accusato il governo di Belgrado di aver orchestrato l'attacco terroristico.  

Alcolici in ufficio

Il sindaco sostiene di stare governando con il massimo rispetto per i suoi predecessori serbo-kosovari, svelando al contempo cosa ha rinvenuto negli uffici del Comune. "Non abbiamo toccato nulla, né le bevande alcoliche, né i libri, né le bandiere serbe, né i loro dipinti", ha detto Hetemi, mostrando tre scatole con le bandiere serbe e altri simboli. "Quando torneranno troveranno tutto come erano partiti perché non vogliamo distruggere nulla", ha dichiarato alla Reuters. Fuori le forze della Nato, costituite in prevalenza da soldati americani, presidiano l'edificio amministrativo per evitare ulteriori conflitti. Il clima però è teso sia fuori che dentro al Comune. Gli ex dipendenti comunali di Leposavic si sono rifiutati di collaborare con un sindaco albanese, quindi sono stati sostituiti da altri 75 lavoratori, anche loro di origine serba. 

Una boccata d'aria da Belgrado

Il primo ministro kosovaro Albin Kurti ha nuovamente richiesto a circa 10mila automobilisti di immatricolare le loro auto con targhe kosovare, altrimenti incorreranno in pesanti sanzioni. Per anni molti serbo-kosovari si sono rifiutati di immatricolare veicoli con targa kosovara, utilizzando invece il proprio sistema, che Pristina considera illegale. La scadenza è fissata al 15 dicembre. In segno di riconciliazione alcuni residenti locali avrebbero cercato il sindaco per immatricolare le loro auto con targhe del Kosovo. Hetemi si è detto pronto a porre fine al suo mandato nel momento in cui saranno indette nuove elezioni, ma si attende ancora un accordo al riguardo con la mediazione dell'Unione europea. Lo stallo potrebbe sbloccarsi il 17 dicembre, quando la popolazione della Serbia andrà al voto. Nell'ultimo anno migliaia di persone hanno manifestato contro il presidente Aleksander Vučić, contestandolo per i numerosi scandali di corruzione che hanno riguardato il suo Partito progressista serbo. Vučić ha indetto elezioni anticipate per evitare il crollo nei sondaggi e il calo di popolarità, ma se dovesse perdere è possibile ci sarà un cambio di prospettiva anche nei confronti del Kosovo. Nel frattempo ad Hetemi rimane solo la possibilità di una boccata d'aria dalla terrazza del suo ufficio.

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