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Il Parlamento europeo chiede un bilancio settennale più ambizioso

Il nuovo Quadro finanziario pluriennale entrerà in vigore nel 2021, i deputati vogliono che Bruxelles sia in grado di utilizzare risorse proprie secondo il piano elaborato da Monti

Il nuovo Bilancio pluriennale dell'Unione europea deve promuovere programmi di ricerca e aiutare giovani e piccole imprese, finanziare nuove priorità come un’agricoltura moderna e lo sviluppo delle regioni più povere e sostituire parzialmente i contributi nazionali basati sul reddito nazionale lordo con nuove risorse proprie. Lo chiede il Parlamento europeo che in questa sessione Plenaria ha adottato due risoluzioni sulle spese e sulle entrate per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp) in vigore dal 2021.

Strasburgo afferma che il bilancio dell’Ue deve essere all’altezza delle priorità politiche e rispondere alle nuove sfide che tutti gli Stati membri devono affrontare, come le migrazioni, la difesa, la sicurezza o il cambiamento climatico. I deputati ritengono che il limite di spesa debba essere portato dall’1 al 1,3% del reddito nazionale lordo comunitario per poter finanziare nuove aree prioritarie senza sacrificare le regioni europee più povere o le comunità agricole.

Tra le principali proposte figurano il potenziamento dei programmi di ricerca, di Erasmus+, dell’iniziativa di sostegno alle PMI e degli investimenti infrastrutturali attraverso il meccanismo per collegare l’Europa, noto come Connecting Europe Facility (Cef).

I deputati avvertono anche che “non è possibile concludere un accordo sul Qfp senza compiere adeguati progressi in materia di risorse proprie”, vale a dire sulla parte di bilancio relativa alle entrate. Le spese e le entrate dovrebbero essere trattate insieme in un unico pacchetto.

La risoluzione votata in Aula si basa sul rapporto del gruppo di alto livello sulle risorse proprie, guidato dall'ex premier italiano Mario Monti, e chiede il rafforzamento delle risorse proprie esistenti e l’introduzione progressiva di nuove. Queste ultime potrebbero consistere in una revisione delle risorse derivanti dall’Iva, un’imposta a livello Ue sulle transazioni finanziarie, una tassa sul settore digitale e tasse ambientali.

Per i deputati le nuove risorse dovrebbero da una parte portare a una sostanziale riduzione (circa il 40%) della quota dei contributi diretti basati sul reddito nazionale lordo, in modo da creare risparmi per i bilanci degli Stati, abolire il sistema di “rebates” e di correzioni di cui beneficiano solo alcuni Stati membri e infine coprire l’ammanco generato dalla Brexit senza aumentare l’onere fiscale complessivo per i contribuenti Ue.

Le due risoluzioni rappresentano il contributo del Parlamento alle proposte della Commissione europea previste per maggio 2018. Quella dei co-relatori Jan Olbrycht, popolare polacco e Isabelle Thomas, socialista francese, sul bilancio a lungo termine dell’Ue dopo il 2020 è stata adottata con 458 voti in favore, 177 voti contrari e 62 astensioni. Quella del liberale belga Gérard Deprez e del popolare polacco, l'ex commissario Janusz Lewandowski, sulla riforma del sistema di risorse proprie Ue è stata adottata con 442 voti in favore, 166 voti contrari e 88 astensioni.

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