Il 2018 sarà l'anno della parità di salari tra uomini e donne. In Islanda

Nel paese dei geyser è entrata in vigore una legge che impone l'equa retribuzione di genere nelle aziende dai 25 dipendenti in su e nel settore pubblico

La premier islandese Katrin Jakobsdóttir EPA/BIRGIR THOR HARDARSON ICELAND OUT

Il paese più pacifico al mondo potrebbe essere anche il primo a ottenere quello che oggi sembra un miraggio anche nelle realtà più avanzate in quanto a diritti: la parità retributiva tra uomini e donne. Oggi, infatti entra in vigore in Islanda una nuova legge, approvata nel marzo scorso, che impone un concetto semplice ma rivoluzionario: stesso stipendio a parità di lavoro nella stessa impresa.

La nuova norma, che fa parte di un pacchetto più ampio di misure per promuovere le pari opportunità, si applica alle aziende dai 25 dipendenti in su e al settore pubblico. Con queste misure, l'Islanda compie un altro passo in avanti verso l'eguaglianza di genere, una battaglia in cui è già leader al mondo. Basti pensare alla legge che ha introdotto una quota rosa obbligatoria del 40% nei consigli direttivi delle aziende o alla possibilità per gli uomini di avere un congedo di paternità o parentale fino a 9 mesi. Anche in politica la parità non è un miraggio: il Parlamento (l'Althingi) è composto per quasi il 50 per cento da donne, mentre il governo è guidato dalla giovane leader ecologista e di sinistra, Katrin Jakobsdóttir.

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Per far rispettare la legge, le autorità effettueranno controlli sistematici in ogni azienda e istituzione: chi non si adeguerà alle nuove norme riceverà pesanti multe. “I controlli saranno affidati alla Lögreglan á Íslandi (polizia, a forte componente femminile) e alle autorità tributarie”, scrive Repubblica.

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