I soldi per la sicurezza in Siria finanziavano gli jihadisti, Londra sospende il programma

Le accuse di un documentario della Bbc fanno scoppiare lo scandalo, i finanziamenti andavano alle forze di polizie locali che però erano costrette a pagare a loro volta i terroristi

ANSA

Dovevano servire a finanziare lo sviluppo di forze di polizia libere in Siria, e invece i soldi che il governo britannico investiva per la sicurezza nel Paese finivano poi nelle tasche degli jihadisti, a cui i poliziotti erano costretti a versare ingenti somme di denaro. È l'accusa lanciata da un documentario della Bbc che ha scatenato uno scandalo nel Paese e costretto il governo di Londra a sospendere il programma di aiuti al Paese martoriato da anni di guerra civile.

A quanto pare agenti della Free Syrian Police stavano anche collaborando con tribunali accusati di tortura e esecuzioni sommarie. Il Foreign Office ha confermato di aver sospeso l'accesso al “sistema di giustizia e sicurezza della comunità” (Ajacs), che è in corso dalla fine del 2014, a seguito di gravi preoccupazioni sulla sua gestione da parte dell'appaltatore britannico, la Adam Smith International.

La Gran Bretagna è uno dei sei Paesi che sostengono le forze di polizia non fedeli ad Assad e nate dopo la rivolta siriana nelle regioni controllate dai ribelli dell'opposizione.

Il documentario, intitolato Jihadis You Pay For, afferma addirittura che sarebbe stato il ramo siriano di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, a selezionare personalmente gli agenti di polizia in due stazioni nella provincia di Idlib, e che il programma aveva sul libro paga persone inesistenti o morte, un altro modo questo per far finire i soldi nelle tasche degli islamisti radicali.

La Adam Smith International nega tutte le accuse definite “false e fuorvianti” e in una nota ha rivendicato di aver “gestito il progetto con successo insieme al nostro partner in un ambiente estremamente rischioso e sotto la stretta supervisione dell'Ufficio Affari esteri del Commonwealth e di altri cinque governi".

"Questa inchiesta mostra probabilmente solo la punta dell'iceberg: il governo deve mostrare i documenti in modo che il pubblico possa capire la vera portata del problema", ha affermato la Segretaria di Stato ombra dei laburisti Kate Osamor, ricordando che “l'opaco” fondo Conflict, Stability and Security Fund che finanzia il progetto in Siria “opera anche in altri 70 Paesi, molti dei quali con una situazione dei diritti umani discutibile”.

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Un portavoce del Foreign and Commonwealth Office ha garantito che le accuse saranno “analizzate molto seriamente” e che finché ciò non sarà fatto il programma resterà sospeso. Ma l'intento è quello di farlo ripartire più presto perché, ha spiegato il portavoce, “riteniamo che tale lavoro in Siria sia importante per proteggere i nostri interessi di sicurezza nazionale”.

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