Lunedì, 20 Settembre 2021
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"Huawei potrebbe aver intercettato le chiamate di oltre 6 milioni di olandesi"

Uno studio svolto nel 2010 per l'operatore telefonico Kpn ha fatto luce sui rischi legati alla sicurezza delle conversazioni. Lo scoop del giornale 'de Volksrant': in pericolo anche la segretezza delle telefonate tra l'allora primo ministro e i dissidenti cinesi. Ma la società cinese nega

La società cinese Huawei, una delle aziende leader a livello mondiale nei settori della telefonia e delle reti di telecomunicazione, sarebbe stata in grado di intercettare le chiamate di circa 6,5 milioni di cittadini olandesi. È quanto emerge da un rapporto realizzato nel 2010 dalla società di consulenza Capgemini su richiesta dell’operatore telefonico olandese Kpn. Lo studio, reso pubblico solo pochi giorni fa dal giornale ‘de Volksrant’, non solo ha evidenziato la capacità di Huawei di accedere alle conversazioni dei clienti Kpn per mezzo della rete di tecnologie che la società cinese forniva dal 2009 all’operatore olandese. Capgemini si è spinta persino a concludere che “l’esistenza stessa di Kpn Mobile è in serio pericolo”, poiché gli utenti “potrebbero perdere la fiducia” se venissero a sapere “che il Governo cinese può monitorare i numeri di cellulare Kpn”. Dopo la presentazione interna del rapporto, il documento non è mai stato pubblicato dall’operatore olandese. 

A rischio anche il primo ministro

La capacità di Huawei di accedere alle telefonate degli utenti non ha trovato alcun riscontro nella condotta della società cinese e ad oggi non ci sono elementi che facciano pensare che il fornitore di tecnologie abbia usato la sua posizione per operazioni di spionaggio. Ma la sola notizia della scelta nelle mani dei vertici del gigante cinese delle telecomunicazioni di ascoltare le chiamate di milioni di cittadini ha scatenato forti polemiche in Olanda. Il rapporto afferma inoltre che tra le conversazioni che il personale di Huawei nei Paesi Bassi e in Cina avrebbe potuto monitorare c’erano anche le telefonate fatte dall'allora primo ministro, Jan Peter Balkenende, e alcuni dissidenti cinesi.

Le reazioni

Messo alle strette da giornalisti ed esponenti della società civile, l’operatore Kpn ha riconosciuto l'esistenza del rapporto, ma ha anche precisato di “non aver mai osservato alcuna appropriazione di informazioni da parte di Huawei”. Secondo l’azienda olandese, nessuno dei suoi fornitori “aveva accesso non autorizzato, incontrollato o illimitato alle nostre reti e sistemi”. “L'affermazione secondo cui il primo ministro potrebbe essere stato ascoltato da noi è completamente falsa”, è stata la risposta piccata di Gert-Jan van Eck, capo delle operazione di Huawei in Olanda. “Semplicemente non è possibile”, ha aggiunto, per poi spiegare che “i dipendenti Huawei non hanno avuto accesso non autorizzato alla rete e ai dati di Kpn e tantomeno i dati sono stati estratti dalla rete”.

La retromarcia degli olandesi

L'anno scorso, tuttavia, Kpn è stato uno dei primi operatori europei ad escludere la società cinese dalla fornitura di tecnologie per la costruzione della rete 5G. La società olandese ha preferito affidare i lavori e la fornitura agli svedesi di Ericsson proprio negli stessi mesi in cui il Governo ha annunciato un giro di vite sulla disciplina che regola i fornitori di apparecchiature di connessione e, in particolare, il rispetto del diritto alla privacy.

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