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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Serve più prevenzione

Cosa c'entra l'Ucraina con l'aumento di casi di Aids in Europa

Casi in aumento rispetto al 2021 col 10% di tutte le nuove diagnosi che riguardano i rifugiati ucraini, soprattutto le donne. Anche in Italia test tardivi, quando la malattia è già in fase avanzata

Le diagnosi di HIV risultano in aumento nei 30 Paesi dell'Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo (Ue/See). I dati rivelano che nel 2022 nella regione europea sono state effettuate 110.486 diagnosi di Hiv, portando il totale delle diagnosi a 2,4 milioni. Un dato importante riguarda i migranti, cioè le persone che non sono nate nel Paese in cui sono state diagnosticate, e i rifugiati provenienti dall'Ucraina. I ricercatori ricordano come anche nei Paesi europei, Italia inclusa, i test sono effettuati troppo spesso in maniera tardiva, quando la malattia è già in uno stato avanzato, il che rende meno efficaci le cure antiretrovirali.

 "La regione europea dell’Oms presenta la più rapida crescita di epidemia di Hiv al mondo", ha dichiarato Henri Kluge, il direttore dell'ufficio europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità in occasione della 35ma Giornata mondiale dell'Aids, che cade il primo dicembre. "Con le risorse e la tecnologia a nostra disposizione per diagnosticare, curare e prevenire la trasmissione, nessuno nella regione europea dell’Oms dovrebbe sviluppare l’Aids e tanto meno morire a causa di esso", ha sottolineato Kluge. 

In Italia infezioni sconosciute per anni

 Secondo il report pubblicato congiuntamente dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), in totale il tasso di notifica dei casi di HIV nel 2022 è stato di 5,1 per 100mila abitanti nei Paesi Ue/See. Questo dato corrisponde a un aumento notevole (circa il 31%) rispetto al 2021, ma una diminuzione del 3,8% rispetto al 2019.
 Tuttavia, l'incidenza in Italia è inferiore rispetto alla media osservata tra gli Stati dell'Unione Europea (3,2 su 100mila abitanti). Le diagnosi di Hiv nello Stivale lo scorso anno sono state 1.888, pari al 2% in più rispetto al 2021 e al 34% in più rispetto al 2020. Questa forte differenza risente però anche dell'esperienza della pandemia e del crollo delle diagnosi registrato nel 2020, ridottosi del 44%. Nel complesso il dato del 2022 risulta del 25% più basso rispetto al 2019 e i casi sono più che dimezzati rispetto a 10 anni fa. Oltre la metà (58%) delle persone italiane che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2022 erano in fase avanzata di malattia, cioè con una situazione immunitaria seriamente compromessa o addirittura già in Aids, in cui l'infezione è rimasta misconosciuta per anni. Secondo il rapporto dell'Istituto superiore di sanità italiano, questo comporta gravi riflessi sull'efficacia della terapia antiretrovirale, che risulta inferiore in caso di diagnosi tardiva. Aumenta inoltre la probabilità di trasmettere involontariamente l'Hiv non usando protezioni adeguate. 

L'impatto dei rifugiati ucraini 

In una comunicazione pubblicata su Eurosurveillance, un gruppo di ricercatori ha esaminato questi dati per valutare il potenziale impatto della guerra in Ucraina rispetto alle diagnosi.
 Gli studiosi hanno osservato come l'aumento delle nuove diagnosi di HIV sia da attribuire a diversi fattori tra cui il ripristino delle attività di sorveglianza, l'aumento e l'introduzione di nuove strategie di test in molti Paesi. Hanno inciso anche i modelli di migrazione, la revoca delle restrizioni Covid-19 e l'arrivo di numerosi rifugiati. Ad incidere in particolare risultano quelli ucraini. All'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, oltre 4 milioni di persone si sono rifugiate nei Paesi dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo. Nel 2022 risulta che il 10% di tutte le nuove diagnosi di HIV nell'Ue/See sono state effettuate tra i rifugiati ucraini. Si tratta di 2.338 diagnosi. Tra questi, il 9% è stato diagnosticato per la prima volta nel Paese segnalante, mentre la maggior parte (il 59%) era stata informata del proprio stato di HIV prima del 2022. Per circa un terzo (32%), queste informazioni erano sconosciute. La metà di quelli che erano stati precedentemente diagnosticati con l'HIV erano in trattamento antiretrovirale al momento della segnalazione nel 2022. 

Test tardivi

Le più colpite risultano le donne, con 1.558 casi, con il sesso eterosessuale come modalità di trasmissione primaria. Gli autori della ricerca hanno evidenziato anche che "tra i casi con dati noti sulla diagnosi precedente, la prevalenza della diagnosi tardiva dell'HIV (47,0%) e AIDS (18,9%) tra le persone di nuova diagnosi sottolinea l'urgente necessità di test precoci su misura e il collegamento alla cura nei Paesi ospitanti", si legge nel documento. "La prevenzione che è accessibile alle nuove popolazioni di migranti, tra cui la profilassi pre-esposizione per l'HIV (PrEP) così come i programmi di ago e siringa e il trattamento farmacologico per le persone che usano farmaci sono cruciali, soprattutto perché i rifugiati hanno un rischio maggiore di accumulo", hanno sottolineato i ricercatori.


 

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