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"No ai gruppi fake al Parlamento Ue", il M5s protesta

Socialisti, popolari e liberali pronti a sostenere una modifica del regolamento contro quelle coalizioni formate da partiti "non affini". Se approvata, i 5 stelle rischierebbero di restare ai margini delle attività parlamentari

Si complica ancora di più la strada per la delegazione europea del Movimento 5 stelle, in cerca di alleanze per creare un gruppo parlamentare dopo le elezioni di fine maggio. Il Parlamento si appresta a varere un nuovo regolamento interno che vieterà ai partiti "non affini", ossia che non condividono un reale programma comune o valori politici simili, di creare un gruppo al solo fine di avere maggiore influenza nei lavori dell’Eurocamera (e di accedere ai finanziamenti per l'attività politica). Una modifica sostenuta da popolari, socialisti e liberali. E che in molti leggono come una mossa proprio contro i 5 stelle.  

Cosa prevedono le norme attuali

A oggi, il regolamento prevede, al fine della creazione di un nuovo gruppo parlamentare, la sola associazione tra un minimo di 25 europarlamentari eletti in almeno sette Paesi Ue. Avere un gruppo parlamentare all’Eurocamera consente non solo di partecipare pienamente all’iter legislativo grazie a membri del gruppo in ogni commissione parlamentare, ma anche di accedere ai finanziamenti per l’attività politica. Queste risorse vengono divise equamente solo per il 10% tra tutte le formazioni dell’Europarlamento, mentre il resto viene assegnato in proporzione al numero di eurodeputati che compongono ogni gruppo. 

Il peso della Brexit (per il M5s)

Attualmente e storicamente, il Partito popolare europeo è la compagine più numerosa, seguita dalla famiglia politica dei Socialisti e democratici europei. Sul gruppo di cui fanno parte gli europarlamentari pentastellati pende la spada di Damocle della Brexit. Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, quasi la metà dei compagni di squadra del M5s - eletti in Gran Bretagna - è destinata a non tornare in Parlamento.

La proposta di riforma

Jo Leinen, l’europarlamentare socialdemocratico tedesco che ha scritto l’emendamento contrario ai matrimoni politici di comodo, ha dichiarato a Eunews, senza troppi giri di parole, che “Ukip e Movimento cinque stelle hanno dato vita ad un falso gruppo” messo su “solo per goderne dei benefici”. Leinen si riferisce all’Europa della libertà e della democrazia diretta, gruppo parlamentare che mette assieme i pentastellati con gli antieuropeisti di Nigel Farage, i nazionalisti dei Democratici svedesi e cinque europarlamentari di altrettanti Paesi e formazioni politiche, due dei quali erano iscritti in passato ad altri gruppi parlamentari. 

Secondo l’emendamento portato avanti da Jo Leinen, a decidere sull’effettiva compattezza di una nuova formazione parlamentare saranno i capigruppo delle famiglie politiche europee già esistenti, riuniti nella Conferenza dei presidenti. Altri emendamenti presentati vanno in direzione di una procedura più mite, come quella del voto dei due terzi della plenaria parlamentare per dare il via libera alla creazione del nuovo gruppo. 

La protesta dei 5 stelle

Il M5s considera queste proposte come espressione della “dittatura della maggioranza”, che potrebbe “decidere arbitrariamente sulla formazione di nuovi gruppi”, ha dichiarato l’eurodeputato e vicepresidente del Parlamento Fabio Massimo Castaldo. Il pentastellato fa sapere di considerare l’eventuale approvazione delle nuove regole come “un colpo di mano”. "È evidente - continua - che c’è qualcuno che ha paura del cambiamento e vorrebbe fermarlo illudendosi di ingabbiarlo con regole antidemocratiche. Se necessario, presenteremo ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea”, conclude Castaldo. 

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