rotate-mobile
Lunedì, 27 Giugno 2022
La trovata

Il Green pass col sierologico, senza vaccino o certificato di guarigione

In alcuni Paesi europei viene concesso anche a chi dimostra di avere abbastanza anticorpi, e in questo modo si può non fare la terza dose

Alcuni Paesi in Europa hanno deciso di concedere il Green pass anche a chi riesce a dimostrare con un test sierologico di avere abbastanza anticorpi contro il Covid-19, così da non dover fare la terza dose di vaccino richiesta per l'emissione o l'estensione del certificato. Questi Paesi sono ancora una piccola minoranza, eppure l'idea ha cominciato a farsi largo in alcune nazioni.

Il primo governo a dare l'ok è stato, lo scorso ottobre, quello della Bulgaria, alle prese con una popolazione tra le più scettiche al mondo per quanto riguarda le dosi contro il coronavirus, con soltanto il 30 per cento dei suo cittadini che ha avuto le prime due iniezioni. Le autorità hanno così fissato una percentuale di anticorpi che, attraverso un test sierologico, che si fa analizzando una goccia di sangue, una persona deve dimostrare di avere per poter accedere al Green pass anche senza ricevere l'iniezione, con la durata prevista del certificato che si ferma però a 90 giorni. “L'obiettivo principale è dare il certificato a persone ben protette dal contagio. Verrà concesso a coloro che hanno avuto la malattia in modo asintomatico, a persone che hanno acquistato un test antigenico in farmacia e hanno visto di essere positive, ma non sono finite in ospedale”, e non sono state segnalate alle autorità sanitarie, e quindi poi non risultano guarite, spiegò allora la virologa che guida gli esperti del governo di Sofia, Radka Argirova.

La Commissione ha sottolineato più volte che non ci sono dati sufficienti per consentire che la presenza di un certo numero di anticorpi possa giustificare il rilascio di un certificato verde europeo, ma gli Stati hanno un margine di libertà. Uno dei problemi è che il risultato di un sierologico non determina quanto tempo fa la persona è guarita, e quindi potrebbe essere a rischio per quanto riguarda le nuove varianti, contro cui pare la terza dose sia invece molto più efficace. Inoltre gli anticorpi costituiscono solo una parte della protezione immunitaria contro il SARS-CoV-2; un'altra parte è costituita dall'immunità cellulare, che permette la produzione di linfociti capaci di uccidere le cellule infettate dai virus e impedire così che si moltiplichino.

Nonostante ciò un altro Paese che ha seguito la stessa strada della Bulgaria è stato la Lituania, dove pure le vaccinazioni vanno un po' a rilento rispetto alla media comunitaria. Il governo di Vilnius ha deciso che dopo aver ricevuto le prime due dosi, se al momento di dover fare la terza si dimostra con un test sierologico di avere ancora un alto livello di anticorpi, allora si può non fare l'iniezione e avere il certificato rinnovato per altri 90 giorni. Anche al termine di questo periodo un altro test può permettere un'ulteriore estensione e di evitare l'iniezione per chi non volesse farla. Altre due nazioni europee che hanno concesso questa possibilità, ma che non sono membri dell'Unione europea, sono la Svizzera e l'Islanda.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il Green pass col sierologico, senza vaccino o certificato di guarigione

Today è in caricamento