Erdogan denuncia la Grecia per violazione dei diritti umani

Ankara accusa il Paese di violenze sui migranti e di averne anche ucciso uno. A Idlib inizia il cessate il fuoco grazie a un accordo con la Russia

La polizia greca respinge i migrati al confine - foto Ansa EPA/DIMITRIS TOSIDIS

Lo scontro tra Turchia e Grecia, seguito alla decisione turca di spingere i profughi al confine tra i due Paesi, finirà anche alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Ankara ha detto di essere pronta a portare il caso a Strasburgo affermando che Atene sta violando i diritti umani, per il modo in cui sta trattando i migranti. La notizia è arrivata poche ore prima che Recep Tayyip Erdoğan arrivasse a un accordo con Vladimir Putin che ha permesso di raggiungere a Idlib un cessate il fioco che fa ben sperare per il futuro.

Reciproche accuse

"La Grecia, un membro dell'Unione Europea, ha sospeso il diritto internazionale e dell'Ue", ha affermato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, al quotidiano tedesco Bild, ribadendo la tesi secondo cui le forze greche avrebbero "sparato ai rifugiati" ai confini uccidendo tre persone. "La Grecia sta trattando i richiedenti asilo in modo disumano, affondando le loro barche attaccandoli con gas lacrimogeni", ha proseguito il capo della diplomazia sottolineando che Ankara "non può più sopportare da solo l'onere che ha assunto". Il portavoce del governo ellenico ha parlato di "notizie false", definendo la Turchia Recep Tayyip Erdoğan "un trafficante ufficiale di migranti".

Spari sui migranti

Secondo quanto affermato ieri in un comunicato dall'ufficio del governatore della provincia turca di Edirne, agenti greci avrebbero aperto il fuoco su un gruppo di migranti uccidendo una persona e ferendone altre cinque. "La polizia greca e la Guardia frontiera ha aperto il fuoco sui migranti nell'area tra il valico di Kastanies e quello di Pazarkule, utilizzando proiettili di gomma e di metallo, granate stordenti e gas lacrimogeni", riferisce il documento. Sei uomini avrebbero riportato ferite da arma da fuoco: tre alle gambe, uno all'inguine, uno al torace e uno al capo. Anche il sito di inchieste Bellingcat ha puntato il dito contro lo Stato ellenico affermando che la sua polizia antisommossa ha usato gas lacrimogeni "potenzialmente letali" che sono “simili a quelli che avevano causato gravi ferite e morti tra i numerosi manifestanti in Iraq". Il pericolo mortale evocato dal sito non riguarda i gas in sé, ma il proiettile usato per diffonderli, che ha un'imponente testata metallica di dieci centimetri, con un'estremità appuntita e che viene sparata ad altissima velocità e forza per poter essere lanciato a lunga distanza.

Poliziotti ai confini

Con la tensione che sale la Turchia ha deciso anche di schierare mille poliziotti equipaggiati per operazioni speciali nei pressi di Meric, nella provincia di Edirne, vicino al confine, per impedire il ritorno di migliaia di migranti diretti in Europa.

Il cessate il fuoco a Idlib

La buona notizia è che è da oggi in vigore l'accordo per il nuovo cessate il fuoco concordato da Russia e Turchia per la regione siriana di Idlib. L'accordo raggiunto ieri al Cremlino tra Putin ed Erdogan, prevede tra l'altro "la fine delle azioni militari" nella cosiddetta "zona sicura" di Idlib e la creazione di un "corridoio di sicurezza" di sei chilometri a nord e a sud dell'autostrada M4 che collega Aleppo e Lattakia. Il ministero della Difesa di Ankara ha confermato che 21 militari siriani sono stati "neutralizzati" in attacchi di droni a Idlib prima dell'inizio della nuova tregua e dopo l'uccisione di un soldato turco.

La condanna dell'Ue

Il Consiglio Ue pur riconoscendo “l'aumento dell'onere migratorio e i rischi che la Turchia sta affrontando sul suo territorio e i notevoli sforzi che ha compiuto nell'ospitare 3,7 milioni di migranti e rifugiati”, allo stesso tempo “rifiuta fortemente l'uso della pressione migratoria da parte della Turchia a fini politici”, definendo “questa situazione alle frontiere esterne dell'Ue inaccettabile”. È quanto si legge nelle conclusioni del Consiglio Affari Interni che si è tenuto a Bruxelles.

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Sostegno ai profughi

"L'Ue è fortemente impegnata a continuare a sostenere i rifugiati in Turchia", ha assicurato dal canto suo il commissario per le crisi dell'Unione europea, Janez Lenarcic, durante la sua missione a Gaziantep in Turchia. L'esecutivo europeo ha spiegato che, con i finanziamenti dell'Ue, le organizzazioni umanitarie partner raggiungono 1,7 milioni di rifugiati nel Paese con assistenza mensile. L'Ue finanzia inoltre programmi di istruzione per oltre 600mila bambini che frequentano regolarmente la scuola. Altri progetti di aiuto umanitario affrontano questioni come la consulenza legale, sostegno psicosociale, accesso alla documentazione civile e servizi sanitari specializzati. Per il 2020, l'Ue ha stanziato ulteriori 50 milioni di euro in assistenza umanitaria per proseguire i progetti di protezione e salute in Turchia.

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