Grecia, perché i numeri dicono che Tsipras non ha perso

L'ormai ex premier è riuscito a ottenere il 31,5% dei voti, perdendo appena 150mila voti rispetto alle ultime elezioni generali. Ma soprattutto ha rilanciato crescita e occupazione in un Paese messo in ginocchio dalla stessa Nuova Democrazia, oggi tornata al potere

Un'economia che cresce da tre anni ininterrottamente, a un ritmo più elevato della media dell'Eurozona. Investimenti che a fine anno dovrebbero raggiungere il 10,1% del Pil, dieci volte quanto previsto dall'Italia. Un tasso di disoccupazione passato da quasi il 25% al 16,8% previsto per il 2020. E se nel 2015, al massimo della sua ascesa politica, Syriza aveva ottenuto 1,9 milioni di voti, dopo 4 anni di governo gli elettori sono stati quasi 1,8 milioni. Un calo di consensi per l'ormai ex premier ellenico Alexis Tsipras che non è certo quel tramonto politico o quella "punizione per l'austerity" che i media di mezza Europa si sono affrettati a bollare subito dopo i primi risultati delle elezioni in Grecia. Le urne, è vero, hanno decretato la vittoria del partito di centrodestra Nuova Democrazia guidato Kyriakos Mitsotaki con quasi il 40% dei voti. Ma i numeri dicono che Tsipras "non esce di sicuro con le ossa rotte", per dirla con il giovane ministro dell'Interno uscente Alexis Charizis

Da un punto di vista politico, infatti, Syriza si è confermato "il punto di riferimento della sinistra in Grecia", dice sempre Charizis. Chi preannunciava la morte politica del partito di Tsipras dopo quattro anni di governo e soprattutto dopo aver abbandonato il muro contro muro con Bruxelles e la Troika, avviando un percorso di riforme contestato dalla sinistra estrema ai moderati di centrodestra (per opposte ragioni), si è dovuto ricredere. Syriza è rimasto in piedi e ha raccolto intorno a sé un terzo dei voti del Paese. 

Se il centrosinistra in Grecia è ancora vivo, il merito è anche, se non soprattutto, di Tsipras. I socialisti del Pasok, che insieme a Nuova Democrazia hanno governato il Paese prima dell'arrivo di Syriza, hanno cambiato nome e creato un nuovo soggetto, Kinima Allagis, allargato ad altri pezzi del centrosinistra. Ma si sono fermati all'8,1%. Le forze tacciate di populismo di sinistra, dal Partito comunista al movimento MeRA25 dell'ex ministro Yanis Varoufakis, hanno ottenuto rispettivamente il 5,3% e il 3,4%. In altre parole, non c'è stata quell'emorragia di voti verso questi soggetti che si pensava potesse avvenire con le scelte 'riformiste' di Tsipras. 

Anche il populismo di destra è andato male: gli ultra-cattolici e pro-Russia di Elliniki Lysi hanno raccolto appena il 3,7%, mentre gli estremisti di Alba Dorata non hanno superato la soglia di sbarramento e resteranno fuori dal Parlamento greco. In termini assoluti, il centronistra ellenico unito sarebbe la maggioranza del Paese. E questo dato non potrà non condizionare le scelte future del premier in pectore Mitsotaki.

Ma i numeri più importanti per misura l'operato di Tsipras sono quelli economici. Tra il 2010 e il 2014, prima del suo arrivo al potere, la Grecia governata da Nuova Democrazia con il sostegno del Pasok aveva portato il Paese sull'orlo del baratro: il Pil si era contratto quasi del 5%. La risposta era stata un taglio agli investimenti pubblici del 15,4% in 5 anni, ma i risparmi nella spesa avevano contribuito a far crescere la disoccupazione fino al dato record del 24,9% nel 2015, ossia quando Tsipras vinse le sue prime elezioni. 

Con Syriza al governo, il trend è stato invertito. Certo, le promesse di ribellione all'Unione europea e alla Troika non sono state mantenute, ma il percorso riformatore di Tsipras ha avuto i suoi effetti sull'economia, ribaltando le previsioni pessimistiche di Bruxelles. A certificarlo, oggi, sono gli stessi dati Eurostat: Mitsotaki si troverà a guidare un Paese che cresce al ritmo del 2% all'anno, al di sopra della media dell'Eurozona (l'Italia è ferma allo 0,1% secondo le previsioni). Gli investimenti pubblici per il 2019 sono sopra il 10%, cinque volte più alti della media del resto dell'area Euro (da noi -0,3%). E il tasso di disoccupazione è sceso costantemente negli anni di governo di Syriza fino al 18,2% atteso per quest'anno. 

"Le aspettative del Paese erano molto alte - dice Charizis, che per la sua giovane età è tra i possibili successori di Tsipras alla guida di Syriza - Si pensava forse a un'uscita dalla crisi più rapida. Tutti pero' si dimenticano di una cosa: le condizioni in cui abbiamo preso la guida del Paese a inizio 2015. Allora c'era una crisi umanitaria, noi l'abbiamo combattuta e risolta. Oggi la Grecia è in grado di camminare con le sue gambe. Noi siamo stati battuti, è ovvio quindi che questo messaggio ha faticato a passare. Ma sono sicuro che il tempo aiuterà a riconoscere le buone cose che abbiamo fatto".

Tra le 'buone cose', per esempio, qualcuno un giorno potrebbe citare anche l'accordo storico con la Macedonia del Nord, osteggiato da larghi pezzi dell'opinione pubblica greca. Oggi, questo accordo è costato consensi a Tsipras. Ma governare significa anche guardare al di là delle urne. 

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