Spari sui migranti e centro ong incendiato in Grecia. Erdogan: "Un giorno potrebbe toccare a voi"

Secondo la Cnn turca ci sarebbe stato almeno un morto. Le autorità elleniche confermano l'uso di lacrimogeni e proiettili di gomma per respingere i richiedenti asilo al confine. I ministri Ue: ""Gli ingressi illegali non saranno tollerati, usare tutti i mezzi a disposizione per fermarli"

Spari con proiettili di gomma e lacrimogeni. La sede di una ong data alle fiamme. Giornalisti minacciati e colpiti da lanci di pietre. In Grecia la situazione sta peggiorando di ora in ora da quando la Turchia ha deciso di spingere verso il confine con l'Ue decine di migliaia di migranti e rifugiati finora trattenuti nei suoi centri. Le ultime notizie parlano di scontri violenti tra i migranti che cercano di attraversare la frontiera e la polizia greca. E secondo la Cnn turca ci sarebbe almeno un morto, oltre a diversi feriti.

Gli scontri si sarebbero verificati in diversi tratti del confine tra Grecia e Turchia. Nella regione di Evros, fonti di Atene parlano di almeno 12.500 migranti pronti a entrare nel Paese. Per fermarli, la stessa tv di Stato ellenica ha confermato l'uso di lacrimogeni da parte della polizia greca, smentendo le accuse di fake news rivolte ai media, tra cui Europa Today, che per primi avevano denunciato i rischi connessi a questa misura (in particolare il soffocamento dei bambini presenti al confine). 

Ai lacrimogeni si sarebbero aggiunti i proiettili di gomma e i manganelli, mentre sempre le autorità greche negano "categoricamente" l'uso di armi da fuoco. Diverse fonti, tra cui le agenzie italiane Ansa e Agi, riportano diversi feriti tra i migranti e almeno un morto (fonte Cnn). La risposta di Atene è supportata dall'Ue: dopo l'apprezzamento della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha definito la Grecia lo "scudo" dell'Europa, sono arrivati anche i messaggi di sostegno quasi unanimi dei ministri degli Interni dell'Unione. "Gli ingressi illegali dei migranti non saranno tollerati, usare tutti i mezzi a disposizione per fermarli", si legge nella bozza di conclusioni del vertice in corso a Bruxelles.

Le critiche mosse dall'Onu e da diverse organizzazioni umanitarie internazionali sembrano per ora cadere nel vuoto. Cosi' come gli appelli a fermare i rimpatri dei migranti senza la verifica, per ora sospesa da Atene, dello status di rifugiato. La marina ellenica ha infatti dispiegato un'imbarcazione nell'isola Lesbo per prelevare i migranti in arrivo e tenerli a bordo fino al loro trasferimento in un campo di accoglienza fuori dall'isola. Di qui i migranti verranno rapidamente rimpatriati, ha spiegato alla Dpa un ufficiale della Guardia costiera greca. Sempre a Lesbo, alcuni giornalisti sono stati oggetto di aggressioni con lanci di pietre da parte di alcuni abitanti del posto, mentre a Chios è stato incendiato un magazzino di cui si servivano diverse ong che danno assistenza ai migranti. 

Tutta carne sul fuoco della propaganda di Recep Erdogan, il presidente turco che sta usando i migranti come arma di ricatto nei confronti dell'Ue per regolare i conti sui vari scenari internazionali in cui la Turchia è impegnata, a partire dalla guerra a Idlib contro il governo siriano. "Tutti i Paesi europei che oggi chiudono le porte ai migranti, li picchiano e colpiscono con bastoni e cercano in tutti i modi di mandarli indietro, calpestano i diritti umani stabiliti dalle convenzioni internazionali - ha detto Erdogan - I greci per non prendere i migranti nel proprio Paese li fanno affogare, sparano persino contro i gommoni: non si dimentichino che un giorno potrebbe capitare a loro di essere in queste condizioni", ha aggiunto.

Erdogan ha accusato l'Europa di "comportamento razzista" e chiede sostegno non economico per i profughi (il riferimento è all'accordo da 6 miliardi di euro stipulato con Bruxelles nel 2016 per accogliere in Turchia i migranti in fuga dalla Siria), ma politico per una soluzione alla crisi di Idlib: "Oggi ci dicono che sono pronti a mandare due tranche da 350 milioni di euro. Questo è il sostegno che credono di dare a noi, che da 10 anni diamo accoglienza ai profughi. Dicono che mandano i soldi e poi non li mandano. Il loro e' un atteggiamento razzista. Non hanno una, ma due facce, sempre. E la devono smettere di prenderci in giro dopo che abbiamo speso 40 miliardi di dollari per i siriani. Se davvero i Paesi europei vogliono aiutarci sostengano un accordo che ponga fine alle ostilità a Idlib", ha concluso il presidente turco. 

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