Martedì, 3 Agosto 2021
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Triplicheranno le richieste di asilo nella Ue, il tutto anche grazie a Trump

Uno studio della Columbia University mette in relazione il cambiamento climatico con la recrudescenza di guerre, rivolte e repressioni e con il conseguente potenziamento dei flussi di richiedenti asilo verso la Ue. Lo scenario peggiore grazie a Trump, che non crede al cambiamento climatico: più 300% di richieste

EPA/JIM LO SCALZO

Anche senza incendiare il Medio Oriente o altre parti più o meno a noi lontane del pianeta, Donald Trump può avere comunque un deciso influsso sulle migrazioni che puntano l'Europa già solo sabotando gli accordi globali sul cambiamento climatico. A dirlo è uno studio della Columbia University pubblicato sulla prestigiosa revista Science. Secondo i due ricercatori autori dell'analisi, lo scenario Trump, quello di un aumento deciso della temperatura del pianeta porterà a triplicare il numero di rifugiati che busserà nei prossimi anni alle porte dell'Europa unita. 

Il cambiamento climatico porta anche instabilità politica, quindi migrazioni

A vaticinare uno scenario di nuove profonde migrazioni legate al clima sono due ricercatori europei dell'ateneo dello Stato di New York che non solo hanno creato dei modelli per individuare il flusso di persone che scappa da innondazioni e siccità ma anche individuato la relazione tre i fenomeni climatici sempre più estremi con situazioni di conflitti, rivolte o guerre.

In Europa non esiste lo status di rifugiato climatico, una definizione bocciata recentemente dal Parlamento europeo (a favore gli eurodeputati del PD e quelli grillini, contrari leghisti e Forza Italia). Mancando, appunto, questa definizione il richiedente asilo non può attualmente invocare il clima per chiedere protezione internazionale, ma ciò non toglie che i fenomeni metereologici non abbiano effetti anche sulla recrudescenza di dittature e guerre. E i numeri snocciolati dai due ricercatori indicano che questa relazione esiste e che potrà essere potenziata dalle politiche ambientali di Washington.

Analisi sui flussi da 103 paesi dal 2000 al 2014 

La prima parte dello studio include dati da 103 paesi di origine ed inizia nel 2000 e finisce nel 2014, prima della crisi dei rifugiati vissuta nel 2015 sulle ali della guera in Siria, una crisi che per la sua ampiezza avrebbe fatto sballare tutti i risultati. I dati indicano una correlazione tra la temperatura nel paese di origine in un determinato anno e l'aumento, o la diminuzione, delle richieste di asilo registrate in Europa l'anno successivo. 

"La temperatura ideale è intorno ai 20 gradi", spiega il ricercatore tedesco Wolfram Schlenker, uno dei due autori dello studio, "quanto più ci avviciniamo a questo dato meno richieste di asilo si riscontrano". Il valore di riferimento riguarda le stagioni della coltivazione e del raccolto e impatta sulla crescita dei 3 principali cereali del pianeta: mais, frumento e riso. Ogni volta che il termometro si è allontanato dai 20 gradi, il numero di richiedenti asilo è aumentato

Più possibilità di avere l'asilo se si viene da paesi che si riscaldano

Nei 14 anni studiati, in media nella Ue sono giunti 378 mila richiedenti asilo all'anno, di queste solo l'11,4% ha avuto alcun tipo di protezione internazionale, ma la percentuale schizza a oltre il 33% se si considera solamente i sollecitanti provenienti dai paesi che hanno sofferto le più amplie anomalie climatiche. In sostanza i numeri indicano che il cambiamento climatico scatena altri problemi che obbligano la popolazione a fuggire e che chi proviene da paesi colpiti con più forza da fenomeni metereologici estremi hanno il triplo di possibilità di vedersi riconosciuta la protezione.  

Scenario Parigi e scenario Trump

Partendo da questi dati, i ricercatori hanno fatto delle proiezioni sul resto del secolo proponendo due possibili scenari, uno ottimista e uno pessimista. Il primo è basato sulle riduzioni di CO2 approvate a Parigi ed entrate in vigore il 4 novembre 2016, con l'obiettivo di tagliare le emissioni globali a partire dal 2030 contenendo così l'aumento della temperatura sotto i 2 gradi. L'altro, quello pessimista o che potremmo chiamare realista grazie alla politica pro carbonio di Trump, che prevede un mantenimento delle emissioni con relativa crescita della temperatura tra i 2,6 ed i 4,8 gradi da qui al 2100. 

In entrambi i casi i richiedenti asilo che busseranno alle porte della Ue aumenteranno, ma nel primo scenario saranno solo 100 mila richieste di asilo in più all'anno, mentre nel secondo arriveranno a 660 mila in più.

Il clima non sia la scusa per le cattive politiche dei governi

"Il nostro studio mostra che la temperatura è un fattore importante per i richiedenti asilo", afferma l'altra autrice dello studio, la ricercatrice francese Anouch Missirian, " anche se è evidente che non è solo il clima a incidere sui flussi: gli attori politici possono migliorare o peggiorare la situazione castigando le popolazioni già vittime del clima o mettere in atto meccanismi per palliare la situazione, in sostanza - conclude - i cambiamenti climatici non possono scusare cattive politiche e cattivi governi". Una conclusione che peraltro si può adattare anche ai governi europei. 

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