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Sabato, 25 Giugno 2022
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I governi Ue aprono al salario minimo europeo: via ai negoziati

L’Italia è favorevole al provvedimento ma preferisce promuovere la contrattazione collettiva piuttosto che introdurre una soglia base agli stipendi

Comincia il negoziato sui salari minimi. Il Consiglio Ue ha approvato la sua posizione sulla proposta avanzata dalla Commissione europea su salari più equi che consentano un tenore di vita dignitoso. Il via libera all’inizio dei negoziati tra Consiglio e Parlamento europeo è un primo passo a favore del provvedimento, ma per arrivare al traguardo finale sarà ancora necessario convincere i diversi governi scettici o contrari, spesso per ragioni opposte. 

Da una parte ci sono infatti i Paesi del Nord Europa, tradizionalmente scettici su ogni forma di integrazione delle politiche sociali perché capaci di sviluppare un sistema di welfare funzionante, solidale, competitivo e soprattutto autonomo dal resto dell’Ue. Dall’altra ci sono i governi dell’Est, attenti a tutelare gli interessi della propria manifattura che trova nei salari bassi e nel diritto del lavoro più ‘light’ d’Europa il suo punto di forza e che per questo finora si sono distinti per la contrarietà alle proposte di armonizzazione dei diritti sociali nell’Ue. L’Italia, almeno a parole, è favorevole ai salari minimi nell’Unione, ma vorrebbe vederli applicati grazie alla contrattazione collettiva.

“In Italia, la questione salariale è aggravata dalla proliferazione dei cosiddetti contratti pirata” e per questo “è cruciale attuare la direttiva” sui salari minimi “promuovendo una contrattazione di qualità che selezioni gli agenti negoziali rappresentativi, ne preservi la capacità di garantire condizioni di lavoro e di retribuzione eque e dignitose, tutelando al tempo stesso le imprese dai fenomeni di concorrenza sleale e dumping salariale”, ha dichiarato il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, nel suo intervento al Consiglio Ue Occupazione. 

“Il lavoro dovrebbe essere retribuito”, ha detto il rappresentante della presidenza del Consiglio Ue, il ministro sloveno Janez Cigler Kralj. “Non possiamo accettare che chi dedica al lavoro tutta la propria energia viva ancora in condizioni di povertà e non possa permettersi un tenore di vita dignitoso”, ha aggiunto il ministro del Lavoro.

I ministri del Lavoro Ue sono partiti dalla considerazione che tendenzialmente, “nei Paesi caratterizzati da un'elevata copertura della contrattazione collettiva”, il numero di lavoratori a basso salario “è minore e le retribuzioni minime sono più elevate rispetto ai Paesi in cui tale copertura è più bassa”. Per questo motivo “i ministri hanno convenuto che i Paesi dovrebbero promuovere il rafforzamento della capacità delle parti sociali di partecipare alla contrattazione collettiva”. Al fine di promuovere l'adeguatezza dei salari minimi legali e garantire quindi condizioni di vita e di lavoro dignitose, “gli Stati membri in cui sono previsti tali salari minimi legali hanno il compito di introdurre un quadro procedurale per fissarli e aggiornarli secondo una serie di criteri chiari e stabili”, si legge in una nota del Consiglio. “I salari minimi legali saranno aggiornati con regolarità e tempestività - promette il Consiglio - e il loro importo può inoltre essere adeguato mediante meccanismi di indicizzazione automatica”.

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