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Lunedì, 27 Giugno 2022
Guerra Russia-Ucraina

Governi Ue ancora divisi sullo stop al petrolio russo dal 2023

La proposta della Commissione, nonostante varie correzioni, ancora non convince tutti i Paesi. Negoziati in corso anche nel fine settimana

Il fine settimana delle istituzioni Ue si preannuncia denso di incontri tecnici e riunioni diplomatiche. Dopo un’altra giornata di negoziati sul divieto di importazione del petrolio e dei suoi prodotti raffinati dalla Russia, proposto dalla Commissione europea a partire dal primo gennaio 2023, i ventisette governi nazionali non hanno ancora trovato un compromesso su come attuare la sanzione a Mosca senza fare troppo del male alle proprie economie o mettere a rischio la propria sicurezza energetica. Di qui lo stallo che rischia di evidenziare le spaccature interne all’Unione europea nella guerra economica al Cremlino. 

Gli aggiornamenti dalla guerra in diretta

“Vladimir Putin ha mobilitato le sue forze armate per cancellare l'Ucraina dalla mappa, mentre noi, per difenderla, abbiamo messo in campo il nostro potere economico unitario”, ha detto questa mattina la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, mentre riceveva a Barcellona il premio Cercle d'Economia per la costruzione europea, assegnato lo scorso anno al presidente del Consiglio, Mario Draghi. Ma mentre von der Leyen partecipava alla cerimonia in Catalogna, a Bruxelles si consumava l’ennesimo strappo. 

A pesare sul mancato ok finale al nuovo pacchetto di sanzioni, il sesto dall’inizio della guerra, sono ancora una volta le resistenze di un pugno di Paesi che affermano di non poter rinunciare al petrolio russo nei tempi dettati dalla Commissione. Ungheria e Slovacchia, che già avevano ottenuto una deroga di un anno nella proposta originaria dell’esecutivo Ue sui tempi dell'abbandono al petrolio russo, nella giornata di ieri erano riuscite a strappare un altro anno di periodo transitorio per raggiungere l’indipendenza da Mosca solo a inizio 2025. Una concessione che non è bastata a convincere il governo di Budapest, con il primo ministro Viktor Orban che è tornato a criticare la scelta Ue di bloccare le importazioni dalla Russia. “È come se una bomba atomica venisse sganciata sull'economia ungherese”, ha detto il leader magiaro in un’intervista radiofonica. 

Ai due Paesi che hanno già ottenuto concessioni si sono inoltre aggiunti i governi di Repubblica Ceca e Bulgaria, anche loro convinti di non poter fare a meno in tempi brevi del greggio russo. Una fonte diplomatica ha rivelato a Europa Today che, al netto delle strategie per avere qualcosa in cambio, in effetti “ci sono questioni materiali da affrontare”. Ad esempio, il problema della sicurezza dell'approvvigionamento energetico per i Paesi senza sbocco sul mare che non hanno a disposizione infrastrutture alternative all’oleodotto Druzhba (che in russo significa amicizia), che pompa petrolio direttamente dalla Federazione Russa verso sette Paesi dell’Unione europea. 

Trovare un nuovo sistema di approvvigionamento richiede innanzitutto investimenti. Di qui la possibilità che i negoziati si concludano con un ok di massima alle sanzioni a condizione che la Commissione metta in piedi un piano economico per affrontare i costi dell’operazione in modo unito e solidale. Di certo l’obiettivo rimane quello di approvare il pacchetto entro il fine settimana. Lunedì 9 maggio si celebra infatti la festa dell’Europa: non proprio la migliore occasione per dimostrarsi divisi di fronte alla minaccia russa.

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