“Troppo presto”, Governi bloccano l'exit strategy dalla quarantena scritta dalla Commissione

“Arriverà nelle prossime settimane”, garantiscono fonti Ue. Ma nella giornata di ieri, la von der Leyen ha dovuto annullare la conferenza stampa e rimettere il piano nel cassetto. Tensioni anche su Sure

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Complici i ‘no’ incrociati di tedeschi e olandesi sugli eurobond e degli italiani sul Mes, un altro scontro consumatosi nelle ultime ore è passato sottotraccia. La Commissione europea, nella giornata di martedì aveva preannunciato la presentazione - che si sarebbe dovuta tenere ieri - delle cosiddetta exit strategy dalla quarantena imposta dal coronavirus. Un pacchetto di misure e linee guida dirette agli Stati per la fase 2 nella lotta al Covid-19, quella segnata dalla graduale riapertura delle attività commerciali, come già annunciato dal Governo austriaco. Venuti a sapere del piano, gli esecutivi nazionali hanno costretto la Commissione europea a rimettere il documento nel cassetto. Fonti citate dalla stampa internazionale ritengono che l’exit strategy per il ritorno alla normalità sia arrivata troppo presto.

La retromarcia

I giornalisti che lavorano a Bruxelles erano stati avvisati dal portavoce capo della Commissione, Eric Mamer, che nella riunione di mercoledì 8 i commissari “si sarebbero concentrati sulla tabella di marcia per uscire dalla quarantena, che sarà adottata domani (mercoledì, ndr)”. La stessa presidente Ursula von der Leyen avrebbe presentato il piano alla stampa, ha detto Mamer. In serata, la riunione decisiva dei commissari Ue è stata ‘derubricata’ a “dibattito orientativo” sul contenuto dell’exit strategy, mentre la conferenza stampa della von der Leyen è stata rinviata al momento dell’adozione formale del documento. 

L'ottimismo della Commissione

La Commissione ostenta ottimismo e, parlando nel corso di un seminario in videoconferenza, un rappresentante dell’esecutivo Ue assicura che la bozza “potrebbe essere approvata a partire dalla prossima riunione” tra commissari. Poche ore prima, a tornare sull’argomento era stato lo stesso portavoce della von der Leyen, Eric Mamer, che ha ammesso: “La tempistica dell’adozione della exit strategy è difficoltosa perché in diversi Paesi l’epidemia si trova a livelli differenti”. La Commissione afferma quindi di aver informato i Paesi membri, che per vie ufficiose avevano lamentato di essere stati tenuti allo scuro del piano di riapertura.

Dare tempo agli Stati

“Diamo tempo - promette il portavoce - e teniamo in considerazione ogni evoluzione nei giorni a venire”. Intenzione della Commissione - chiarisce Mamer - non era quella di “dare l’impressione che le misure di confinamento fossero state sospese prima che ciò avvenisse negli Stati membri”. “La Commissione sta cercando costantemente di adeguare la propria azione alla pandemia”, ha messo le mani avanti. “È necessario tenere in considerazione le differenze, ma allo stesso tempo agire in maniera coordinata”, conclude Mamer.

I contenuti della bozza

Tra le misure che la Commissione intendeva raccomandare agli Stati membri -  stando a una bozza del testo riportata dall’agenzia Agi - c'era anche quella di "aumentare la capacità dei sistemi sanitari nazionali, in particolare per affrontare il prevedibile aumento delle infezioni dopo la fine delle misure restrittive". Inoltre, l’esecutivo Ue intendeva chiedere di "continuare ad aumentare le capacità di dispositivi di protezione individuali" come mascherine e tute. Secondo la Commissione, riporta sempre l’Agi, "i dati sulla diffusione del virus e i contatti delle persone infettate sono essenziali per meglio gestire l'uscita" dal confinamento. "Le App mobili possono contribuire a costruire un sistema robusto di tracciamento dei contatti che aiuterebbe a interrompere la catena dell'infezione".  "La ripresa delle attività economiche deve essere a tappe" e "non tutta la popolazione dovrebbe rientrare nel luogo di lavoro allo stesso tempo". Secondo la Commissione, dovrebbero essere autorizzate in modo progressivo la riapertura delle attività commerciali e delle scuole, ma garantendo il distanziamento sociale, e delle attività culturali e sociali come bar, ristoranti e cinema, ma limitando il numero di persone presenti e gli orari di apertura. Il divieto di eventi di massa come i festival, invece, dovrebbe essere tolto "in una fase successiva".

Polemiche su Sure

Altro fronte di scontro nel corso della riunione dell’Eurogruppo, sospesa dopo 16 ore di nulla di fatto, ha riguardato il sistema di cassa integrazione europea denominato Sure. A mettere dei paletti sullo strumento, secondo quanto si apprende, sono i Paesi del Nord Europa, che vorrebbero limitarlo temporalmente alla sola fase della crisi sanitaria. E dunque evitare che si trasformi in un aiuto permanente alle economie in difficoltà. Un altro, ennesimo, nodo da sciogliere nella riunione tra i ministri delle Finanze che riprenderà oggi alle 17.

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