Merkel sfida i populisti: "L'Ue ha bisogno di migranti". E firma il Global compact

La cancelliera tedesca tra i pochi leader europei presenti al summit Onu di Marrakech dove è stato firmato il Patto. E intanto sulla riforma di Dublino si va verso quote obbligatorie (ma con deroghe) e l'innalzamento degli anni di responsabilità per i Paesi di primo ingresso come l'Italia

La cancelliera tedesca Angela Merkel a Marrakech

L'Ue ha bisogno dei migranti, perché la migrazione porta prosperità. La cancelliera Angela Merkel sfida i populisti e mette la faccia sul contestato Global compact su migranti e rifugiati, il patto Onu, legalmente non vincolante, approvato oggi a Marrakech in Marocco da oltre 150 Paesi. Un appuntamento che ha visto l'assenza dei principali leader europei e mondiali, a partire dal presidente Usa Donald Trump per arrivare al premier italiano Giuseppe Conte: il primo ha detto che non lo firmerà, il secondo attende il voto del Parlamento. 

Il "coraggio" della cancelliera

Opposizioni e titubanze che la cancelliera Merkel ha voluto spazzare via volando in Marocco e ricevendo una standing ovation al termine del suo discorso, con elogi per il suo “coraggio”. “La migrazione porta prosperità”, ha detto Merkel nel suo discorso, in risposta alle “ansie e paure, oltre alle false informazioni diffuse da coloro che si oppongono al patto”, ha aggiunto. Merkel ha riconosciuto che c'è un flusso significativo di immigrati clandestini che viaggiano attraverso rotte irregolari, ma ha anche osservato che "le mafie non dovrebbero essere quelle che decidono come, quando e chi attraversa i confini", ribadendo la necessità di un chiaro quadro di regole. 

Cos'è il Global compact che Salvini non vuole firmare

Occorre, per la cancelliera, un approccio multilaterale a tale fenomeno, perché la gestione di un fenomeno globale quale quello delle migrazioni non può essere affidata a Oaesi singoli ma solo alla comunità internazionale nel suo insieme.  Per questo il Global compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare rappresenta una "pietra miliare", ha detto.

Le polemiche sul Patto

Il Global compact, va ricordato, non contiene obblighi vincolanti per chi vi aderisce. Si tratta di un testo con 23 linee guida che mirano a "evitare sofferenze e caos" nelle migrazioni nel mondo. Il motivo per cui diversi Paesi europei (come Polonia e Austria) hanno annunciato la non ratifica è legato ai passaggi in cui si parla di migranti economici e rifugiati: per i critici, non ci sarebbe una netta distinzione tra queste due categorie. “E' una bufala – attacca l'eurodeputata spagnola Elena Valenciano, membro della delegazione del Parlamento europeo a Marrakech - Come afferma lo stesso documento, 'i migranti e i rifugiati sono gruppi distinti governati da quadri legali separati'. Chiaramente alcuni di coloro che discutono contro questi patti non hanno nemmeno letto la prima pagina”.

La riforma di Dublino

Intanto, in parallelo con il summit Onu in Marocco, a Bruxelles continuano i negoziati per arrivare a un accordo sulla riforma del regolamento di Dublino, l'insieme di norme che regolano la gestione dell'immigrazione in Europa e che, secondo l'Italia, affidano un carico eccessivo sui Paesi di primo ingresso. Germania e Francia, scrive l'Agi, hanno presentato ai ministri Ue una bozza dove si introducono le quote obbligatorie per la redistribuzione dei richiedenti asilo (contestate dai Paesi di Visegrad come l'Ungheria). Per vincere le resistenze, Parigi e Berlino avanzano la possibilità di deroghe limitate con "misure alternative di solidarietà" nei confronti dei Paesi in prima linea: in sostanza, chi non accetta di farsi carico di una parte dei migranti sbarcati in Italia, compenserebbe il nostro Paese con un contributo economico. 

La deroga deve essere "motivata" e le misure alternative devono essere "significative". L'Ue deve tuttavia assicurarsi che "un gruppo sufficiente di Stati membri prendano parte ai ricollocamenti obbligatori". Per controbilanciare questa apertura, Francia e Germania propongono anche che il Paese di primo ingresso si assuma la responsabilità per i migranti per un periodo di 8 anni. Una richiesta che potrebbe trovare l'opposizione dell'Italia. 

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