Il giorno della Polonia: faccia a faccia Juncker-Morawiecki a Bruxelles

Procedura di infrazione per violazione dello Stato di diritto, no all'euro e ad una soluzione condivisa sui migranti, sono questi i temi dell'incontro tra il Presidente della Commissione ed il premier polacco. Bruxelles e Varsavia al braccio di ferro?

Tra voci sempre più insistenti di infrazioni che vengono da Bruxelles e un no più o meno rotondo all'euro che si ode da Varsavia, che fa da eco al no chiaro e tondo su qualsiasi soluzione condivisa sul dossier migranti, si incontrano stasera nella capitale comunitaria il Presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ed il premier polacco Mateusz Morawiecki.

Il clima - per quanto tra le parti si cerchi di stemperare l'atmosfera - non è certo dei più sereni: sull'incontro pende la spada di Damocle della procedura di infrazione che pesa sulle spalle della Polonia e del suo governo ultraconservatore e, dall'altro lato, la negativa polacca a digerire qualsiasi cosa che sappia di Europa, a parte i lauti fondi comunitari

Non solo articolo 7, anche se è ben avviato

"Non sarà" una sessione "monografica" sulla procedura din infrazione in atto, assicurava alla vigilia il portavoce dell'esecutivo Ue Margaritis Schinas, un modo per abbassare la tensione, che comunque dev'essere di un certo livello visto che dopo l'incontro serale di stasera non è stata prevista alcuna conferenza stampa.

Il panorama in Europa non volgerebbe infatti al bello per Varsavia: secondo fonti diplomatiche ci sarebbe già una maggioranza di Stati membri pronta a supportare la procedura di infrazione avviata dalla Commissione per violazione dell'Articolo 7 del Trattato, quello che si attiva in caso di violazione dello Stato di diritto in un paese membro e che può portare alla sospensione del diritto di voto

Nel mirino di Bruxelles c'è la riforma della giustizia, e più in particolare tredici leggi, che secondo l'Unione mettono a serio rischio l'indipendenza del sistema giudiziario e la separazione dei poteri.

La prima fase dell'articolo 7 prevede un nuovo tentativo di convincere Varsavia a tornare sui suoi passi, in una pressione congiunta di Commissione, Parlamento e Consiglio Ue. Solo in un secondo momento, in quel caso con una votazione all'unanimità, sono previste le sanzioni.

Tempo fino a marzo per fare mea culpa

Varsavia ha comunque tempo fino a marzo per tornare sui propri passi, anche se per il momento sembra ben lontana da intonare il mea culpa. Anzi, la decisione annunciata il 3 gennaio di rimandare sine die l'adesione all'euro, un passo che la Polonia è obbligata dai Trattati a compiere, suona come una nuova volontà di tendere la corda piuttosto che di cercare un compromesso con Bruxelles. Juncker e Morawiecki continueranno stasera con il loro braccio di ferro? 

 

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