I giornalisti di guerra contro Google e 5 Stelle: "Giusto far pagare i contenuti sul web"

Il 'diritto connesso', che il M5s ha ribattezzato 'link tax', prevede il riconoscimento del copyright per le notizie utilizzate da aggregatori o grandi piattaforme, come Facebook. I reporter: "I giganti di Internet traggono beneficio senza pagare nulla"

Foto Ansa EPA/JAGADEESH NV

Giusto far pagare le piattaforme digitale per articoli e prodotti giornalistici audiovisivi. I corrispondenti e gli inviati europei riaccendono il dibattito sulla proposta di riforma delle regole sul diritto d’autore. In una lettera indirizzata al Parlamento europei, i giornalisti chiedono di approvare le nuove norme per internet. Il testo, approvato dalla commissione Giuridica ma respinto dall’Aula, sarà nuovamente in votazione a inizio settembre.

La lettera dei giornalisti

Nella lettera, firmata da Sammy Ketz, capo dell'ufficio di Baghdad della AFP e sottoscritta da centinaia di colleghi di testate diverse, si invita il Parlamento europeo a tutelare giornalisti e loro lavoro. Qui si pone uno dei principali motivi di divisione degli europarlamentari. Il cosiddetto ‘diritto ancillare’ o ‘diritto connesso’ prevede il riconoscimento del copyright per i contenuti giornalistici utilizzate da aggregatori di notizie o grandi piattaforme, come Google e Facebook. Si vorrebbe far pagare queste ultime per proporre all’utente le notizie, in ragione della tutela dei diritti intellettuali.

Il no del M5s

Una simile mossa che è però vista da alcuni, tra cui il Movimento 5 stelle in Italia, come una stretta della rete, una tassa sui link. “Benché i media paghino cifre elevatissime per inviare giornalisti sul campo, professionisti che tra l’altro rischiano la vita per produrre un servizio di notizie affidabile, completo e diversificato, questi non raccolgono nessun profitto”, denuncia Sammy Ketz nella sua lettera. “Le piattaforme on-line ne traggono invece beneficio senza pagare nulla. È come se tu lavorassi, ma una terza persona raccogliesse spudoratamente il frutto del tuo lavoro”.

Il testo della lettera

"Le menzogne di Google e Facebook"

I mezzi di informazione, continua rivolto agli europarlamentari, “chiedono che i loro diritti siano rispettati per poter continuare ad informare, chiedono che gli introiti delle vendite vengano condivisi con coloro che producono i contenuti”. Questo, sottolinea Ketz, “è il significato di ‘diritti connessi’”. Il giornalista di AFP invita quindi a “smettere di credere alla menzogna diffusa da Google e Facebook che la direttiva sui ‘diritti connessi’ minaccerebbe l’accesso ad Internet gratis”. Non è così perché, spiega “il libero accesso ad Internet durerà perché i giganti della rete, che attualmente usano i contenuti editoriali gratuitamente, possono rimborsare i media senza chiedere ai consumatori di pagare alcunché”.

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