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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Fake news

Il giornalista che ha studiato il Dna di Hitler contattato dai media russi

L'interesse sul suo lavoro si è riacceso dopo le affermazioni di lavoro sulle origini ebraiche del dittatore, ma lui ha deciso di non rispondere: "Scomodo spiegare la questione in tempo di guerra"

Le affermazioni del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che su Rete4 ha dichiarato che Adolf Hitler fosse ebreo, hanno riaperto il dibattito sulle origini del dittatore tedesco. Jean-Paul Mulders, giornalista del quotidiano fiammingo Le Morgen, che nel 2007 aveva analizzato il Dna del Furer e che aveva scoperto “che il tedesco condivideva un'impronta genetica con il popolo che voleva sterminare” è stato contattato da giornalisti israeliani, desiderosi di capire di più quanto ci fosse di vero in quelle affermazioni,  ma anche dalla televisione russa.

A questi ultimi però, data la situazione, il giornalista ha deciso di non rispondere: "Sembra piuttosto scomodo spiegare questa complessa questione in tempo di guerra a un pubblico di milioni di persone sui media statali russi. Tutto quello che si può dire sulla faccenda, l'ho già scritto”, ha spiegato a La Libre. “Dire che il Fuhrer fosse ebreo è una cattiva scorciatoia per i risultati della mia ricerca" e la “dichiarazione di Lavrov mostra come questo tipo di informazioni può essere male interpretato o usato in modo sbagliato", ha detto Mulders.

Le analisi da lui condotte sono state più volte travisate. I risultati della sua ricerca non dimostravano in alcun modo che Hitler fosse ebreo, dato che né i genitori né i nonni lo erano. “I miei risultati dicono che potrebbe, ma non necessariamente, aver avuto lontani antenati ebrei”, ha spiegato.

Nel 2007, l’editorialista ha fatto analizzare dei campioni di Dna di parenti del dittatore tedesco per determinare se Jean-Marie Loret, un ferroviere francese, fosse davvero il figlio del Führer, come sosteneva. Il legame tra i due è stato smentito dalle analisi del Dna, fatte confrontando il suo materiale genetico con quello dei nipoti del dittatore nazista.

Dalle analisi è però emerso che Hitler possedeva un"aplogruppo sorprendente", cioè un particolare lignaggio genetico che può essere identificato nel Dna grazie a una serie di mutazioni in un cromosoma. I diversi aplogruppi sono identificati con un codice specifico. Quello di Hitler era E1b1b, un aplogruppo che si trova "più spesso nei berberi, nei somali o negli ebrei ashkenaziti, per i quali è il secondo aplogruppo più frequente", ha spiegato Mulders, il che significa "che il tedesco condivideva un'impronta genetica con il popolo che voleva sterminare”.

“L'apogruppo E1b1b è raro in Europa occidentale. In Germania e in Austria, qualcosa come il 9 per cento degli uomini ce l'ha", ha chiarito, rammaricandosi che le sue scoperte sono state a volte male interpretate all'epoca, e continuano ad esserlo. "L'idea è troppo avvincente per molte persone e soprattutto per i teorici della cospirazione”.

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