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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Il ricatto

Il giornalista turco che blocca l'ingresso della Svezia nella Nato

Il dissidente Kenes ha chiesto protezione al Paese scandinavo, Erdogan approverà l'adesione solo se gli verrà consegnato. Il Comitato per la protezione dei giornalisti: "Reporter non sono merce di scambio"

Se la Svezia vorrà entrare nella Nato dovrà consegnare alla Turchia Bulent Kenes, un giornalista dissidente. La richiesta è stata fatta durante un incontro bilaterale avvenuto ad Ankara nel quale il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro svedese Ulf Kristersson hanno discusso di terrorismo, di relazioni Turchia-Unione Europea, dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia e soprattutto dell'adesione della Svezia all'Alleanza atlantica.

Le richieste di Erdogan

Su quest'ultimo punto il presidente Erdogan ha visto un'opportunità per costringere il Paese a consegnargli i cittadini che vuole perseguire, curdi in primis, dando al Paese scandinavo un ultimatum: se vuole ottenere il sì deve andare incontro alle preoccupazioni della Turchia in materia di sicurezza. In altre parole: Stoccolma deve estradare i combattenti curdi del Pkk presenti nel suo territorio, considerati come terroristi dal regime di Ankara e alcuni dissidenti, tra cui Kenes, ex giornalista dell'agenzia di stampa ufficiale turca e accusato di terrorismo, insulto al presidente e appartenenza al movimento di Fetullah Gulen, il predicatore che vive in esilio volotario negli Stati Uniti e che la Turchia accusa di essere responsabile del tentativo di colpo di Stato del 2016. "La Svezia chiede di entrare nella Nato perché preoccupata per la propria sicurezza, ma anche la Turchia è preoccupata per la propria sicurezza e vuole che la Svezia lo comprenda", ha detto Erdogan.

L'esitazione di Stoccolma

Non è chiaro cosa deciderà di fare il Paese scandinavo, ma le parole del neo-primo ministro Kristersson, che durante la conferenza stampa congiunta con il capo di Stato turco ha affermato che "la Svezia aiuterà Ankara nella lotta contro il terrorismo", hanno destato l'allarme del Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), dell'opposizione e dello stesso Kenes. "In nessun caso la Svezia può soddisfare la richiesta della Turchia di deportare il giornalista turco in esilio Bulent Kene? e continuare a definirsi una nazione democratica governata dallo stato di diritto", ha dichiarato Gulnoza Said, coordinatore del programma Europa e Asia Centrale del Cpj. "I funzionari svedesi non dovrebbero usare i giornalisti in esilio come merce di scambio nei loro rapporti con la Turchia", ha continuato.

 Anche gli esponenti del precedente governo socialdemocratico hanno criticato l'approccio di Kristersson al processo Nato, definendolo "preoccupante e acquiescente" nei confronti della Turchia. "Sono preoccupato che i negoziati tra il nuovo governo svedese e il regime islamofascista e dispotico di Erdogan possano influenzare la decisione sull'estradizione", ha aggiunto Kenes, in attesa dell'udienza in tribunale per l'estradizione. La richiesta era giunta a Stoccolma lo scorso febbraio, ma in quell'occasione il giornalista aveva dichiarato di essere sicuro del fatto che non sarebbe stato deportato perché "Svezia e Finlandia rispettano lo stato di diritto, la politica non ha ingerenze nel sistema giudiziario. Sono i giudici che determinano chi viene espulso e chi è un terrorista o meno".

Dopo quattro mesi dalla richiesta di ingresso, 28 dei 30 Stati membri della Nato hanno ratificato nei loro parlamenti nazionali le modifiche al trattato che approverebbero l'adesione di Finlandia e Svezia, e la maggior parte di essi ha già depositato i documenti necessari. Ma nonostante la recente attività diplomatica ci sono ancora due paesi che non hanno dato il via libera: l'Ungheria e la Turchia.

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