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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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La Lego dice addio ai giochi “da maschio” e da “femmina”: limita la crescita di entrambi i sessi

L’azienda vuole eliminare i “pregiudizi di genere e gli stereotipi dannosi” dai suoi prodotti. In uno studio gli errori di giocattoli e genitori

Classificare i giocattoli in “da maschio” o “da femmina” accentua gli effetti negativi degli stereotipi di genere e limita le scelte e gli interessi dei bambini. Per questo motivo la Lego ha deciso di rimuovere queste etichette dai suoi prodotti, dividendo i propri articoli secondo le categorie “passion points” e non più per genere.

I danni degli stereotipi

In occasione della Giornata Internazionale delle bambine, che si terrà oggi 11 ottobre, il gigante danese dei giocattoli ha commissionato all’Istituto Geena Davis, che si occupa della rappresentazione di genere nei media, un’indagine sugli stereotipi legati ai giocattoli. Durante lo studio sono stati intervistati circa 7mila persone tra genitori e ragazzi dai 6 ai 14 anni provenienti da Cina, Repubblica Ceca, Giappone, Polonia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.

L’inchiesta ha scoperto che la divisione di genere impatta maggiormente i bambini rispetto alle femmine. Secondo quanto dichiarato al Guardian da Madeline Di Nonno, amministratrice delegata del centro di ricerca, “i genitori sono più preoccupati che i loro figli vengano presi in giro rispetto alle loro figlie per aver giocato con giocattoli associati all'altro genere”. Dal sondaggio emerge che il 71 per cento dei bambini ha paura di essere deriso dai propri amici se trovato a usare “giocattoli femminili”, mentre le ragazze utilizzano sempre più, e senza preoccupazioni quelli considerati “maschili”.

Le colpe dei genitori

Secondo Di Nonno questo accade perché i “comportamenti associati agli uomini sono considerati come più preziosi” aggiungendo poi che “finché la società non riconoscerà che i comportamenti e le attività tipicamente associati alle donne sono altrettanto importanti, i genitori e i bambini saranno titubanti ad abbracciarli". Secondo lo studio ancora oggi i genitori incoraggiano i figli a fare sport o attività che permettono lo sviluppo di abilità in ambito scientifico), mentre alle figlie vengono proposti la danza o la cucina. L’istituto ha inoltre scoperto che i genitori tendono a considerare gli uomini come "più creativi", e molto più propensi a diventare scienziati, atleti o ingegneri.

Secondo la professoressa Gina Rippon, neurobiologa e autrice del libro The Gendered Brain, “le ragazze vengono incoraggiate a giocare con le 'cose da maschi' ma non il contrario". I giocattoli offrono "opportunità di formazione", e pertanto "se le ragazze non giocano con i mattoncini Lego o altre costruzioni, non stanno sviluppando quelle abilità spaziali che le aiuteranno nella vita. Se le bambole sono utilizzate dalle ragazze ma non dai ragazzi, allora questi ultimi stanno perdendo le abilità di prendersi cura degli altri”.

Gli obiettivi dell’azienda

Sulla base dei risultati dell’inchiesta Lego si è posta come obiettivo quello di promuovere in egual misura l'educazione e la cura del prossimo e la consapevolezza spaziale, il ragionamento creativo e il problem solving affrontando così “i pregiudizi di genere e gli stereotipi dannosi”. Il loro impegno si inserisce all’interno di campagne come “Let toys be toys” ("lasciamo che i giocattoli siano giocattoli"), lanciata nel 2012 nel Regno Unito per convincere i rivenditori a smettere di classificare i giocattoli per sesso, in modo che nessun bimbo pensi di giocare con "il giocattolo sbagliato". Julia Goldin, la responsabile del marketing del gruppo Lego, ha detto che l’azienda sta “lavorando duramente per rendere l’azienda più inclusiva"

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