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Domenica, 27 Novembre 2022
Il dibattito / Germania

Anche la Germania divisa sul reddito di cittadinanza

I piani di riforma del sistema di welfare, promossi dal cancelliere Scholz, sono criticati dai democristiani: "Non spingono i disoccupati ad accettare un lavoro"

Una proposta di legge sull'equivalente tedesco del reddito di cittadinanza sta causando un vero e proprio terremoto politico in Germania. La riforma, la più ambiziosa della legislatura del cancelliere Olaf Scholz, è incentrata sull'idea che il sistema debba sì incoraggiare le persone a rientrare nel mondo del lavoro, ma dandogli anche il modo di fare formazione. La proposta è stata approvata dalla Camera bassa del Parlamento, guidata dai socialdemocratici (Spd) ma rigettata dal Consiglio federale, guidato dai una maggioranza di democristiani (Cdu) e dovrà ora essere discussa in un "comitato di mediazione".

Il "pacco" dell'aumento del salario minimo

Il governo vorrebbe che il sussidio continuasse ad essere erogato anche nel caso in cui il beneficiario non si candidi o rifiuti offerte di lavoro in modo che, chi non ha qualifiche professionali, possa avere la possibilità di acquisirle senza dover svolgere lavori temporanei e precari durante questo periodo e senza il peso di non sapere come pagare la spesa o le bollette.

Ma secondo i democristiani, le nuove regole non incoraggerebbero i disoccupati a cercare un lavoro. "Chi non vuole lavorare dovrebbe essere motivato ad accettare un lavoro", ha dichiarato il leader dell'opposizione Markus Söder della regione bavarese, sostenendo che la riforma elimina questo incentivo. L'argomentazione è respinta dall'Spd, secondo cui l'obiettivo del sussidio è "fornire alle persone in difficoltà esistenziale una protezione il più possibile affidabile e non burocratica". Il dibattito è simile insomma quello che è in corso in Italia sul reddito di cittadinanza.

Tra le altre cose, la nuova riforma, aumenta l'importo dei sussidi ed elimina le sanzioni che la precedente normativa, chiamata Hartz IV e introdotta dal cancelliere Gerhard Schroeder nel 2005, minacciava ai beneficiari in caso di mancato appuntamento all'ufficio di collocamento o di rifiuto di un lavoro. Attualmente, chiunque non soddisfi le aspettative stabilite per loro dal centro per l'impiego può vedersi ridurre fino al 30 per cento l'indennità di disoccupazione . Inoltre, la riforma stabilisce che le disponibilità finanziarie delle persone in cerca di lavoro dovrebbero essere prese in considerazione durante i primi due anni di disoccupazione solo se posseggono più di 60mila euro, con un limite massimo di 30mila euro aggiuntivi per ogni persona nel nucleo familiare.

L'idea è che le persone che ricevono l'indennità di disoccupazione non debbano preoccuparsi di attingere ai loro piccoli risparmi o di separarsi dai loro beni. Infine, il governo Scholz intende tenere conto del costo effettivo dell'alloggio per i beneficiari nel calcolo dei loro sussidi, anche quando la casa è più grande e l'affitto più costoso di quello che normalmente sarebbe considerato un livello "ragionevole".

In Germania, le riforme a livello federale devono ottenere il sì delle due Camere prima che di essere firmate dal presidente federale. Per questo, la riforma sarà affidata a un "comitato di mediazione", istituito appositamente per raggiungere un accordo. Nei prossimi giorni, i 32 membri, 16 del Bundesrat e 16 del Bundestag, dovranno sedersi per trovare un terreno comune. Ne dovrebbe scaturire una proposta che sarà sottoposta a nuova votazione.

"Il blocco della Cdu-Csu è un segnale triste per le persone particolarmente colpite da questa crisi. Il comitato di mediazione deve ora trovare rapidamente un accordo in modo che il reddito di cittadinanzia possa iniziare il primo  gennaio 2023", ha dichiarato sul suo account Twitter Marcel Fratzscher, presidente dell'istituto economico Diw.

I tedeschi non sono abituati a vedere i piani di governo bloccati dallo stallo parlamentare, anche perché per tre dei quattro governi di Angela Merkel, la sua Cdu ha governato insieme alla Spd. Ciò significava che, a causa della composizione dei governi, era praticamente impossibile per gli altri partiti trovare i voti per ostacolare qualsiasi legge governativa nel Bundesrat.

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