Clamoroso in Germania: la nuova destra dell'Afd “si mangia” i socialdemocratici

Nel giorno in cui partono le consultazioni degli iscritti, che dovranno dare l'ok all'accordo di governo con Angela Merkel, l'Spd crolla nei sondaggi. Se si tornasse al voto, il centrosinistra tedesco verrebbe superato dai nazionalisti dell'Afd

Alice Weidel, leader dell'Afd /EPA/FOCKE STRANGMANN

Da oggi fino al 2 marzo, i 463mila iscritti dell'Spd, il partito socialdemocratico tedesco, dovranno decidere se dare l'ok all'accordo di governo con il blocco popolare Cdu/Csu che sostiene Angela Merkel. Le divisioni interne sono forti e molti, in particolare i giovani, sono contrari al ritorno della Grande coalizione. Ma c'è un sondaggio che è circolato in queste ore in Germania e che non potrà non preoccupare anche chi si oppone all'accordo: secondo questa rilevazione, il partito dell'ultradestra nazionalista Alternative fuer Deutschland (Afd) sarebbe la seconda forza politica del paese, superando persino l'Spd.

Il sorpasso?

Un sorpasso storico e preoccupante per l'intero estrablishment tedesco. Nella ricerca realizzata dall'istituto Insa per conto della Bild Zeitung, il crollo dei consensi dei socialdemocratici arriva al 15,5% su base nazionale, scivolando in questo modo sotto il 16% dell'Afd, che rispetto alla settimana precedente guadagna un punto percentuale. L'unione dei partiti che fanno capo alla cancelliera Merkel, ossia la Cdu e la bavarese Csu, guadagna due punti al 32%, mentre continua la flessione dei liberali dell'Fdp (meno 1,5 punti al 9%), laddove rimangono pressoché stabili la Linke e i Verdi, rispettivamente all'11 e al 13%. In teoria, se si votasse oggi, la Grosse koalition non avrebbe più i numeri per governare. 

La giravolta di Schulz

Il crollo dei consensi dei socialdemocratici è un monito per tutta l'Europa, non solo per la Germania. Solo un anno fa, l'arrivo dell'ex presidente del Parlamento Ue Martin Schulz alla guida del partito aveva suscitato entusiasmi nella base e la sua netta opposizione a una nuova grande coalizione aveva consentito all'Spd di arrivare al 30% nei sondaggi. Da quel momento, pero', il trend si è invertito. E alle urne, il partito di Schulz si è fermato a un poco confortante 20,5%. La giravolta sulla Grosse koalition, con le divisioni e le polemiche interne, ha costretto Schulz a dimettersi sia da presidente del partito, sia dalla carica di ministro degli Esteri che aveva strappato al termine di un'estenuante trattativa con la cancelliera Merkel. 

Un monito per l'Europa

Adesso, a cinque mesi dal voto, la Germania potrebbe finalmente avere un nuovo governo. Ma se l'accordo dovesse saltare, si aprirebbe una pagina inedita della storia recente tedesca: l'instabilità politica non è di moda da quelle parti. E un Spd indebolito da un lato, e una Merkel incapace di formare una maggioranza, potrebbero avere forti ripercussioni sugli equilibri politici in Europa. Lo scalpitante presidente francese Emmanuel Macron potrebbe sfruttare l'impasse tedesca per raccogliere consensi a destra e a sinistra in giro per l'Ue, anche grazie alle buone intese con il Pd di Renzi e gli spagnoli di Ciudadanos. L'orizzonte è quello di un nuovo soggetto politico che vada al di là del Partito socialista europeo. Il primo appuntamento nel maggio del 2019, quando si apriranno le urne per il rinnovo del Parlamento Ue. E di conseguenza della Commissione.
 

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