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Mercoledì, 17 Aprile 2024
transizione energetica / Germania

Dopo le auto, la Germania potrebbe seguire l'Italia anche sulle ristrutturazioni delle case

A Berlino, la maggioranza è sempre meno convinta del sostegno alla direttiva Ue sulle prestazioni energetiche degli edifici

Dopo aver bloccato il regolamento che pone fine alla vendita di auto a benzina e diesel in Europa, ottenendo in cambio del sostegno alle nuove norme una deroga sugli e-fuel, ora la Germania potrebbe fare lo stesso con la direttiva Ue sulle prestazioni energetiche degli edifici, la cosiddetta direttiva "case green". Allineandosi così alle posizioni del governo di Giorgia Meloni, che si oppone alla nuova normativa. 

Secondo quanto riporta Euractiv, così come per le auto, a spingere Berlino verso un nuovo fronte di scontro con Bruxelles è il partito dei liberaldemocratici (Fdp) guidato dal ministro delle Finanze Christian Lindner. L'esecutivo tedesco ha come azionista di maggioranza il partito socialdemocratico (Spd) del cancelliera Olaf Scholz, ma deve fare i conti con i fragili equilibri tra i due partiti più piccoli, l'Fdp, più vicino alle posizioni dell'industria, e i Verdi, che invece spingono per politiche ambientali più ambiziose. Per Sholz, l'arte del compromesso è diventato pane quotidiano, e sulle case i negoziati all'interno della maggioranza sarebbero già serrati.

Come è noto, la Commissione europea ha presentato una legge che obbligherebbe gli Stati membri a incentivare le ristrutturazioni degli edifici per migliorare le prestazioni energetiche dei loro parchi immobiliari, siano essi pubblici o privati (residenziali e commerciali). In Italia, la proposta ha scatenato la pronta reazione di un vasto fronte di imprese e partiti, con il governo Meloni a guidare l'opposizione a Bruxelles insieme alla Polonia e a altri 13 Paesi membri. La Germania, invece, è stata finora al fianco della Commissione, insieme alla Francia e ad altri quattro Stati del blocco.

Berlino, però, potrebbe fare marcia indietro. La scorsa settimana, il governo tedesco ha trovato un'intesa per introdurre una misura molto cara ai Verdi, ossia il divieto all'installazione di nuove caldaie a combustibili fossili a partire dal 2024. L'Fdp era contrario a questa legge, così come ha cercato, invano, di rinviare fino all'ultimo la chiusura delle ultime centrali nucleari del Paese. In cambio, il partito di Lindner, sostiene Euractiv, avrebbe ottenuto il ritiro di Berlino dal fronte favorevole alla direttiva case green. D'accordo con Lindner, ci sarebbero anche importanti esponenti dei socialdemocratici, come la ministra dell'Edilizia Klara Geywitz: "Non credo che sia compatibile con la costituzione tedesca rendere obbligatoria la ristrutturazione per legge", aveva detto qualche tempo fa.

Anche lo stesso Scholz sembra preoccupato dall'impatto di questa direttiva sulle famiglie tedesche, che stanno già fronteggiando il rialzo dei prezzi dell'energia. La leader dei Verdi, Ricarda Lang, pur ribadendo il sostegno alle ristrutturazioni, ha ammesso che le implicazioni sociali devono essere attentamente considerate. Il timore della coalizione è di perdere consensi in vista del prossimo biennio elettorale: nel 2024, infatti, ci saranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, mentre nel 2025 i tedeschi andranno alle urne per rinnovare parlamento e governo. 

Da qui, l'esigenza di trovare una "terza via" nella transizione ecologica che da un lato non scontenti l'elettorato più sensibile ai temi ambientali, e dall'altro non crei fratture sociali dove possano inserirsi i partiti di centrodestra. Il compromesso a Berlino potrebbe dare forma a cambiamenti sostanziali alla proposta della Commissione. Facendo contenta anche l'Italia. 

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