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"Le preoccupazioni tedesche non vanno sottovalutate"

Il commento di Fernando D'Aniello da Berlino: "Il Governo italiano farebbe meglio a provare a capire meglio" le posizioni della Germania e a fare "proposte vere. Senza trincerarsi dietro la solidarietà. Di cui abbiamo bisogno, certamente, ma solo all’interno di regole chiare"

Non ho particolari simpatie per Friedrich Merz. Confesso di aver tirato un sospiro di sollievo quando, nel dicembre 2018, fu sconfitto da Annegret Kramp-Karrenbauer per la successione ad Angela Merkel alla guida del partito. Per conoscerlo meglio, lessi un suo libro e già dal titolo Merz mi era sempre meno simpatico: "Osare più capitalismo", che storpiava (e di quanto!) la celebre frase con cui il socialdemocratico tedesco Willy Brandt aprì il suo governo nel 1969, "Osare più democrazia". Sono molto lontano dalle sue ricette in politica economica e sociale.

Tuttavia, le preoccupazioni che ha ribadito nel corso di una recente conferenza stampa non vanno ignorate. Alla fine della videoconferenza, Merz ha voluto precisare che i suoi concittadini, persino i suoi colleghi in politica, non si rendono conto di quanto gli occhi del mondo siano puntati sulla Germania. È un peso di cui i tedeschi ancora non sono pienamente consapevoli. E, allora, è sbagliato credere che in discussione ci sia la ‘solidarietà’ e lui rappresenterebbe il campo avverso, quello dei non solidali. 

Merz ha provato a dire una cosa molto semplice: le regole che abbiamo, i Trattati UE, ci impediscono di intraprendere certe strade. Ma non si è trincerato soltanto dietro una difesa del diritto vigente (ammettendo che si tratta di una cosa molto ‘tedesca’), ha chiarito che la strada maestra è quella di potenziare l’Unione Europea, a partire dal suo bilancio ma anche di fare in modo che se si va verso una fiscalità dell’UE, quindi tasse che potrebbero aumentare il bilancio europeo, saranno le istituzioni europee a definire le spese: "La mano deve essere la stessa". Si dirà che è intransigenza pura e per certi aspetti lo è. L’impegno che sarà necessario mobilitare nei prossimi mesi per superare la crisi è eccezionale e non ne usciremo se non saremo anche in gradi di mettere in campo strumenti nuovi, di modificare l’Unione facendone un soggetto federale.

Tuttavia, se quelle regole non ci sono, occorre inventarle, certo, ma anche definire un consenso, quantomeno tra i paesi dell’Eurozona. "Sono stato eletto facendo una promessa chiara ai miei elettori, nell’Unione monetaria ci atterremo alle regole che ci siamo dati. Non posso rimangiarmi quelle promesse", ribadisce il politico tedesco. E quando si preoccupa di scenari (leggi Eurobond) che "non siamo in grado di controllare", il riferimento va proprio a strumenti ‘federali’ solo in parte perché non più comuni sono le modalità con cui i fondi ottenuti verrebbero spesi. Ed è un problema che Merz denuncia anche sulle questioni interne.

A nostra espressa domanda sul sistema sanitario tedesco, Merz, che pure ne ha lodato la reazione per la pandemia ma ne ha ammesso anche alcune debolezze (la digitalizzazione, la mancanza di personale, i bassi stipendi, …) ha ribadito una cosa: "La popolazione tedesca deve sapere che il sistema sanitario deve essere pagato dalla popolazione stessa, non esistono altre fonti di finanziamento, casse anonime che alla fine pagheranno il conto". Qui il discorso si aprirebbe sulle sue proposte di privatizzazione del sistema tramite assicurazioni individuali (superando l’attuale sistema delle casse pubbliche) e ci porterebbe lontano. Ma Merz non si nasconde – e forse questa sarà una delle ragioni per cui perderà di nuovo al congresso della CDU (previsto ad aprile è stato rinviato a dicembre).

Ecco perché il Governo italiano farebbe meglio a provare a capire meglio queste posizioni e a ragionare di soluzioni istituzionali nuove che richiederanno certamente tempo ma possono essere anche un motivo di stimolo: a luglio si apre il Semestre di presidenza tedesca dell’UE. È lì che andrebbero fatte proposte vere. Senza trincerarsi dietro la solidarietà. Di cui abbiamo bisogno, certamente, ma solo all’interno di regole chiare. Come pure l’apertura sulle politiche industriali: Merz le ha citate non a caso, perché è consapevole che dopo la crisi molte imprese in Europa non esisteranno più. Anche su questo, è il caso di aprire una discussione pubblica. Perché dopo la crisi uno dei problemi principali sarà difendere i posti di lavoro e crearne di nuovi.

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