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Martedì, 30 Novembre 2021
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Germania e Francia contro la Grecia: “Ci manda i suoi migranti”. Atene replica: “Colpa della Troika”

Il caso diplomatico in uno scambio di lettere con la Commissione. I grandi Paesi accusano le autorità greche per le migliaia di rifugiati scappati verso il Nord Europa per chiedere di nuovo l’asilo politico

Da luglio 2020 a oggi 17mila rifugiati che hanno ottenuto la protezione internazionale in Grecia hanno lasciato il Paese mediterraneo per presentare una seconda richiesta d’asilo in Germania. È quanto denunciano le autorità di Berlino, che hanno scritto alla Commissione europea una lettera congiunta - assieme a Francia, Olanda, Belgio, Svizzera e Lussemburgo - per protestare contro Atene. La lettera, il cui contenuto è stato reso noto dalla testata Politico, chiede all’Ue di intervenire contro i cosiddetti movimenti secondari dei migranti, in questo caso in possesso di un regolare permesso di soggiorno. 

La fuga dei rifugiati dalla Grecia

Nella lettera di protesta si precisa che migliaia di rifugiati, con il pretesto di un viaggio turistico o di una visita a un familiare che vive in un altro Paese, usano il loro diritto di lasciare la Grecia per un periodo massimo di 90 giorni. Solo che, arrivati in altri Paesi del Nord Europa, i migranti  si rivolgono alle autorità degli altri Stati per ottenere di nuovo la protezione che - secondo le norme di diritto internazionale - deve essere concessa a chi scappa da una guerra o da una situazione di pericolo. I rifugiati residenti in Grecia e in fuga verso altri Paesi, secondo la lettera, sarebbero scontenti delle condizioni precarie in cui vivono nella repubblica ellenica. “Alcuni tribunali nazionali”, affermano i sei Paesi, “ritengono che la Grecia non garantisca a queste persone un alloggio adeguato e un livello minimo di sussistenza fisica”. Di qui la richiesta di provvedimenti contro Atene. 

Le replica greca

“La Grecia rispetta pienamente i suoi obblighi in materia di controllo delle frontiere, registrazione degli arrivi irregolari, accoglienza, procedura di asilo e programmi di integrazione”, è stata la risposta del ministro greco alla Migrazione e all’asilo, Notis Mitarachi. In una contro-lettera, anche questa pubblicata da Politico e indirizzata all’esecutivo Ue, il politico greco ha risposto alle accuse: “Non siamo responsabili per eventuali flussi secondari ‘irregolari', poiché garantiamo che solo i passeggeri con documenti di viaggio appropriati possano viaggiare fuori dalla Grecia”. Il problema, ha affermato Mitarachi, è che non si possono offrire ai rifugiati condizioni di vita migliori che ai propri cittadini, colpiti pesantemente dalle politiche di austerity imposte dalla Troika nel contesto del salvataggio finanziario della Grecia dopo la crisi del debito pubblico. 

"Colpa della Troika"

Dal 2010, ha scritto il ministro, Atene ha dovuto “limitare le disposizioni in materia di welfare, in linea con il nostro impegno nei confronti della Commissione europea, della Bce, del Fondo monetario internazionale e degli Stati membri che hanno sostenuto i programmi di assistenza finanziaria alla Grecia”. Di qui il rimpallo della responsabilità sulle condizioni di vita dei rifugiati da Atene verso Bruxelles e Francoforte. 

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