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Germania, dall'estrema destra all'islam: la parabola di Wagner.

Il politico si è dimesso dagli incarichi ricoperti nell'Afd, partito che alle ultime elezioni ha fatto tremare Merkel e socialdemocratici a forza di slogan contro i migranti e il "rischio islamizzazione" del paese. "Poteva scegliere un'altra religione", ha detto un portavoce

Il suo partito è tra i più duri in Germania contro quello che definiscono il “rischio islamizzazione” del paese. Sarà anche per questo che Arthur Wagner, esponente di Afd, Alternativa per la Germania, la forza di estrema destra tedesca che alle ultime elezioni è riuscita a entrare in Parlamento a suon di slogan anti immigrazione e a difesa delle radici cristiano-teutoniche, ha deciso di abbandonare il partito una volta comunicata la sua nuova religione: l'islam.

Già, perché Wagner si è convertito alla religione islamica. E lo ha fatto proprio nei mesi in cui l'Afd è balzato agli onori della cronaca europea per la significativa affermazione elettorale e per le sue battaglie nazionaliste. "La religione e' una questione privata, noi sosteniamo la liberta' di religione sancita dalla Legge fondamentale. Il signor Wagner avrebbe potuto scegliere un'altra religione", e' stato sottolineato dal partito. Wagner e' il vice capo dell'Associazione distrettuale dell'Afd di Havelland. Al quotidiano berlinese, tuttavia, il portavoce Daniel Friese, ha dichiarato che Wagner si era "dimesso per motivi privati qualche tempo fa". 

Al quotidiano "Tagesspiegel" Wagner ha detto di non voler parlare della sua conversione. Il caso, tuttavia, ha provocato scalpore, poiche' solo l'Afd in passato ha fatto politica con un forte accento anti-islam. "L'Islam non appartiene alla Germania, e nella sua espansione e nella presenza di un numero sempre crescente di musulmani, l'Afd vede un grande pericolo per il nostro Stato, la nostra societa' e il nostro sistema di valori", era lo slogan piu' usato. Lo stesso Wagner è stato precedentemente membro della Cdu (i cristiano democratici) e in un video dell'estate 2017 ha criticato "l'apertura" delle frontiere durante la crisi dei rifugiati. 

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