Sabato, 16 Ottobre 2021
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La Germania restituisce i bronzi del Benin alla Nigeria: "schiaffo morale" al Regno Unito

I prestigiosi e preziosi manufatti furono saccheggiati dalle truppe britanniche alla fine dell'Ottocento e rivenduti in giro per il mondo. Rappresentano uno dei simboli più discussi del colonialismo in Africa. Ma Londra finora si è rifiutata di restituire il maltolto. L'annuncio di Berlino a poche settimane dalla chiusura dei negoziati per il Post Cotonou

La Germania diventerà il primo Paese a restituire i prestigiosi bronzi del Benin saccheggiati dai soldati britannici alla fine dell'Ottocento. Non tutti, sia chiaro, ma almeno una parte "sostanziale" dei manufatti conservati nei musei tedeschi torneranno in Nigeria, ossia laddove, durante il prospero Regno Edo, durato circa sei secoli prima di finire tra le colonie di Londra, erano stati prodotti. Lo ha annunciato la ministra della Cultura, Monika Gruetters, che in questo modo dà uno schiaffo morale al Regno Unito e al suo prestigioso British museum, che finora si sono rifiutati di restituire il maltolto al governo nigeriano. Un'azione che arriva a poche settimane dall'annuncio della chiusura dei negoziati per il Post Cotonou, gli accordi che ridisegnano i rapporti tra alcuni Paesi dell'Africa, tra cui per l'appunto la Nigeria, e l'Unione europea, ormai "orfana" del Regno Unito.   

Le ferite del passato

I bronzi del Benin sono da tempo al centro delle polemiche tra l'Africa e l'Europa, e il recente movimento Black lives matter ha riportato in auge questa antica ferita del colonialismo britannico (ed europeo). Una ferita dovuta innanzitutto al modo in cui tali manufatti furono sottratti nel 1897, ossia in seguito a una spedizione punitiva dell'esercito britannico, che distrusse e saccheggiò la città di Benin. Quella spedizione, giustificata da Londra come una risposta all'uccisione di alcuni cittadini britannici da parte delle autorità nigeriane, fu in realtà la testa di ariete per annettere il Regno Edo all'impero coloniale britannico. 

Il bottino dei bronzi, una volta trasportato in patria, venne in buona parte venduto a musei in Europa e Nord America, dalla Germania agli Stati Uniti, passando per Austria, Svizzera e Olanda. La più grande collezione di bronzi si trova al British Museum di Londra e in generale nei musei britannici. Ma anche la Germania annovera un numero elevato di bronzi, circa 1.100, sparsi tra Berlino, Amburgo, Colonia, Stoccarda, Lipsia e Dresda. Per capire il loro valore, basti pensare che una testa di bronzo del Benin è stata di recente acquistata da un collezionista d'arta al prezzo record di 10 milioni di euro. 

La mossa della Germania

"Ci assumiamo la nostra responsabilità storica e morale di fare luce e lavorare sul passato storico della Germania - ha detto Gruetters ai giornalisti dopo l'accordo al vertice raggiunto ieri da esperti d'arte, direttori di musei e leader politici - I bronzi del Benin saranno il punto di riferimento di questo processo".  Berlino presenterà una tabella di marcia vincolante per gli aspetti legali e logistici del processo di restituzione entro la fine di giugno, con i primi oggetti da consegnare nel 2022, ha spiegato la ministra, esponente della Cdu della cancelliera Angela Merkel. I bronzi del Benin potrebbero in futuro essere ospitati all'Edo Museum of West African Art, un nuovo museo a Benin City progettato dall'architetto ghanese-britannico David Adjaye. La Germania afferma che contribuirà a finanziare un padiglione per contenere alcuni manufatti restituiti fino al completamento del museo nel 2025.

La sfida con Londra e il Post Cotonou

"La coraggiosa decisione della Germania di restituire i manufatti classici saccheggiati nel regno del Benin ai legittimi proprietari è decisamente applaudita e va nella giusta direzione", ha affermato Victor Ehikhamenor, artista nigeriano e amministratore fiduciario del Legacy Restoration Trust, citato dal Guardian. ''Questo è un enorme passo avanti verso il rimedio a ciò che è sbagliato, soprattutto se proviene da un Paese che era una superpotenza durante la colonizzazione - prosegue - La Germania ha stabilito un percorso per altri Paesi occidentali che faticano a trovare il modo giusto per gestire i casi di restituzione". Parole chiaramente dirette al Regno Unito, che, al pari della Francia, fa ancora fatica a fare i conti con il suo passato coloniale. Difficoltà che la Germania, nonostante abbia anch'essa i suoi trascorsi coloniali di cui non andare fiera (si pensi al genocidio degli Herero in Namibia), potrebbe sfruttare per allargare la sua sfera di influenza in Africa nell'ambito del Post Cotonou.  

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