Lunedì, 20 Settembre 2021
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"Reato omofobia e genitori omosessuali riconosciuti in tutta l'Ue": Bruxelles vara piano per i diritti Lgbtiq

La Commissione europea pubblica la prima strategia che affronta globalmente il tema delle discriminazioni legate alla sessualità. L'obiettivo è coprire le falle legislative, come quella che impedisce di sanzionare i comuni anti-gay in Polonia

Odio ispirato dall'omofobia come reato europeo e riconoscimento delle famiglie ‘arcobaleno’ in tutta l’Unione europea. Le due proposte fanno parte della prima strategia a difesa delle persone LGBTIQ - lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, non binarie, intersessuali e queer - adottata oggi dalla Commissione europea. Il testo è destinato a suscitare polemiche e si inserisce in una fase di scontro tra le istituzioni di Bruxelles e i Paesi del gruppo di Visegrad, Polonia e Ungheria in testa, che definiscono le battaglie Ue per l’affermazione dei diritti di genere come puramente “ideologiche”. “Non è una questione di ideologia, è una questione di amore”, risponde la vicepresidente della Commissione Vera Jourová, protagonista di un recente scontro con il premier ungherese Viktor Orban (che ne ha chiesto le dimissioni in una lettera a Ursula von der Leyen). 

Bruxelles con le mani legate sulle zone free-LGBT

Nel corso della conferenza stampa di oggi, secondo il programma dedicata alle strategie 2020-2025, gran parte delle domande dei giornalisti sono invece rivolte allo stato dell’arte dei diritti delle minoranze in Europa. L’esecutivo Ue è stato interrogato più volte sul perché finora non abbia fatto nulla contro la Polonia, dove sono spuntate come funghi le zone ‘free-LGBT’. Negli oltre 100 comuni aderenti all’iniziativa, gli omosessuali non sono i benvenuti. Ma i comportamenti discriminatori da parte delle pubbliche amministrazioni sono difficili da perseguire, ammette Jourová.

Le presunte aree senza gay rimandano a “dichiarazioni da parte delle municipalità” che sono “prive di valore legale” e perciò “sulla base delle sole dichiarazioni non è possibile constatare che ci sia una vera discriminazione”. “Abbiamo bisogno di più prove”, ha aggiunto Jourová. La commissaria si è limitata ad avvertire che l’Ue potrebbe procedere al solo “congelamento i fondi europei” per “il mancato rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue”. Ma se ne riparlerà quando - dall’anno prossimo - entrerà in vigore il nuovo bilancio pluriennale. 

Famiglie arcobaleno e crimini d'odio

Tra i piani esposti oggi da Jourová e dalla commissaria per l’Uguaglianza Helena Dalli ci sono una serie di provvedimenti volti ad affermare i diritti dei cittadini LGBT+, tra i quali il 43% si sente discriminato (nel 2012 erano il 37%). Al contrario, il 76% dei cittadini crede che le persone lesbiche, gay e bisessuali debbano avere gli stessi diritti delle persone eterosessuali, sostiene la Commissione. Di qui la volontà di estendere l’elenco dei crimini riconosciuti a livello Ue per includere l'incitamento all’odio ispirato all’omofobia. Tra le altre proposte c’è anche il riconoscimento reciproco dello status di genitore, in modo che - come affermato da Ursula von der Leyen durante il primo discorso sullo Stato dell’Unione - chi è genitore un Paese europeo venga riconosciuto come tale in tutta l’Ue.

“La competenza statale sul diritto di famiglia non è in discussione”, ha garantito Jourová. Ma “lo status familiare deve essere rispettato quando si passa un confine interno”. In particolare, si vuole salvaguardare “la relazione tra genitore e figlio” in modo che questa “includa le famiglie arcobaleno”, che devono essere libere - secondo la Commissione  - di spostarsi da un Paese Ue all’altro conservando il proprio status familiare. Parte della strategia è anche garantire l’uguaglianza delle persone LGBTIQ nel mondo. In vari Paesi le minoranze subiscono gravi violazioni e abusi. Di qui la volontà di far leva sui fondi di cooperazione e di politiche di vicinato per convincere anche gli altri Paesi a fare la loro parte nella battaglia per i diritti. 

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