"Provoca terremoti", chiude il più grande giacimento di gas naturale d'Europa

Preoccupazione sul fronte energetico in vista della chiusura dello stabilimento di Groningen nel nord dei Paesi Bassi, prevista per il 2030. Gli esperti si interrogano sulle alternative di approvvigionamento

Come annunciato lo scorso anno, l’attività estrattiva di gas naturale nella provincia di Groningen, nel nord dei Paesi Bassi, chiuderà i battenti entro il 2030. Il giacimento scoperto nel 1959, oltre ad essere il più grande d’Europa, ha permesso all’Olanda di diventare una superpotenza energetica, alimentando il fabbisogno europeo e il Pil dell’intero Paese. Ma i continui terremoti nella zona, dovuti all’attività estrattiva, assieme alle proteste dei comitati civici e ambientalisti locali hanno convinto il Governo de L’Aia a decretare l’addio al gas di Groningen. Una decisione che ha colto di sorpresa gli stessi addetti ai lavori. 

Zero gas

“È stato il primo momento in cui abbiamo sentito parlare di ‘zero’”, ha dichiarato tempo fa Annie Krist, amministratrice delegata di Gas Terra, impresa concessionaria delle attività d’estrazione, controllata al 50% dal Governo olandese, oltre che da Royal Dutch Shell ed Exxon Mobil, entrambe quotate al 25%. “Zero significa niente più gas per un Paese che è dipendente dal gas”. 

Trivelle nel Mare del Nord

Assieme allo stop all’attività estrattiva, il Governo olandese ha lanciato anche un piano di benefici fiscali per gli investimenti nell’esplorazione di giacimenti di gas nel Mare del Nord. L’idea e la speranza del Governo olandese è quella di preservare la fiorente produzione di gas tramite giacimenti offshore.

Limiti alla capacità estrattiva

Alle prime avvisaglie di danni alle case conseguenti all’attività sismica anomala nella provincia di Groningen, il Governo aveva infatti imposto limiti alla capacità estrattiva del giacimento, che si è ridotta a un quinto rispetto ai picchi di produzione raggiunti negli anni ’70. Con la chiusura totale, il Paese dovrà fare i conti con gli stessi problemi degli altri Stati europei importatori. Dovrà quindi sviluppare maggiori capacità di importazione, infrastrutture di conversione e di stoccaggio stagionale della capacità energetica.

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